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Senza limiti la birra craft negli USA: nel 2014 una crescita da urlo

brewersasslogo-wL’ascesa della birra artigianale in Italia e in USA è legata da evidenti analogie. In passato sull’argomento abbiamo dedicato un articolo specifico, corredato da dati molto interessanti. Ma è soprattutto nei numeri roboanti che i due movimenti, pur con le loro differenze di età, sembrano spesso somigliarsi. Tuttavia le cifre pubblicate ieri dalla Brewers Association e relative al 2014 rivelano un trend della birra craft americana che va ben oltre le più rosee aspettative, suggerendo che forse non abbiamo ancora compreso fino in fondo la reale portata del fenomeno in atto negli Stati Uniti. Scordatevi infatti le statistiche ampiamente ragguardevoli dei passati anni: questa volta siamo di fronte a qualcosa di davvero incredibile.

Partiamo dalla fetta di mercato controllata dai birrifici artigianali americani. Nel 2014 la quota ha ampiamente superato il 10%, assestandosi su un clamoroso 11%. Il dato è impressionante se consideriamo che l’anno prima si era fermato al 7,8%: in altre parole è cresciuto di più di 3 punti percentuali in soli dodici mesi. Anche la proiezione sugli ultimi 5 anni è stupefacente, soprattutto se pensiamo che ormai il segmento craft in USA è piuttosto maturo: dal 2010 al 2014 la quota di mercato è più che raddoppiata. Queste cifre ci fanno capire che il boom in america è reale e che soprattutto non tende a frenare, bensì accelera ulteriormente. Se questi sono i presupposti, viene naturale guardare al futuro lasciandosi trasportare dai facili entusiasmi.

Di conseguenza il valore di mercato della birra craft è cresciuto esponenzialmente (addirittura +22% rispetto al 2013) e ora rappresenta il 19,3% di tutto il mercato americano. L’incremento è così evidente che non ci si può non chiedersi se sia associato anche a un aumento dei prezzi, ma non ci sono informazioni al riguardo.

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A livello di dati più puramente “quantitativi”, nel 2014 la produzione di birra craft ha superato i 22 milioni di barili, con una crescita rispetto all’anno precedente di quasi il 45%. Il numero totali di birrifici ha subito un incremento del 19% e ora si contano 3.464 produttori, di cui 46 industriali e 3.418 craft. Considerando la suddivisione della Brewers Association in brewpubs, microbirrifici e birrifici regionali, i primi sono cresciuti del 10%, i secondi del 24% e i terzi del 13%.

I birrifici craft operanti 5 anni fa erano più della metà di oggi (1.749), mentre i barili prodotti meno della metà (10.1 milioni). La produzione quindi è cresciuta più dei produttori, aspetto forse naturale, ma che dimostra comunque una crescita continua delle dimensioni dei birrifici – ed è anche il motivo per cui la Brewers Association decide di tanto in tanto di alzare il limite per definire un produttore craft.

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Interessanti anche i dati che confrontano le nuove aperture rispetto alle chiusure. I birrifici che hanno debuttato nel 2014 sono stati 615, mentre 46 quelli che hanno interrotto la loro attività. Praticamente per ogni 13 nuove aperture si è verificata una chiusura, mantenendo il bilancio pesantemente in attivo. Il fallimento è un’eventualità più che rara, che riguarda poco più dell’1% di tutte le aziende brassicole artigianali.

Infine, curiosamente sono molto meno roboanti le cifre riguardanti l’occupazione nel settore craft, dato che il numero di dipendenti totale è cresciuto in un anno “solo” del 4,3% (115.469 lavoratori).

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Per un riassunto completo dei numeri, vi consiglio di dare un’occhiata all’esplicativa infografica prodotta dalla Brewers Association.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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3 Commenti

  1. la risposta alla domanda: “L’incremento è così evidente che non ci si può non chiedersi se sia associato anche a un aumento dei prezzi, ma non ci sono informazioni al riguardo” sembra essere nei numeri pubblicati, se quelli riportati sono omogenei dal punto di vista statistico.
    Il valore di mercato cresce in un anno del 22%
    La produzione cresce, nello stesso periodo, del 45%.
    Le informazioni, insomma, sembrano esserci: la crescita quantitativa ha doppiato quella in $, sembrerebbe una limatura del prezzo medio unitario.
    Più significativo il dato che si ricava in termini di premium price della birra craft, pari a +8,3%; o meglio, sarebbe interessante avere dati analoghi per l’Italia, e operare il confronto.

    • Mi sfugge qualcosa nel tuo ragionamento: perché consideri produzione e valore di mercato come direttamente proporzionali?

  2. condivido la richiesta di dati simili per l’italia , anche se bisognerebbe iniziare a ragionare su dati europei e considerare l’italia dati regionali per poter paragonare con USA.
    E’ interessante il dato apertura chiusura che ,nonostante l’impossibilità di conoscere le ragioni di una chiusura, rimangono significative anche in Italia

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