Nel fine settimana Firenze tornerà a essere il centro nevralgico della birra artigianale italiana grazie all’appuntamento con Birraio dell’anno, evento che ogni anno richiama tanti appassionati, addetti ai lavori e curiosi. Se l’attenzione mediatica è tradizionalmente polarizzata sul premio principale, a noi interessa soffermarci ancora una volta su Birraio emergente, il riconoscimento che più di ogni altro racconta il presente e, soprattutto, il futuro del nostro movimento. È qui che spesso affiorano i progetti più freschi, le visioni meno convenzionali e i percorsi professionali in rapida evoluzione, talvolta destinati a lasciare un segno profondo negli anni a venire. Anche in occasione dell’edizione 2025 il premio mette sotto i riflettori tre profili molto diversi tra loro, tutti con le carte in regola per trionfare. Ve li presentiamo uno per uno, come da tradizione, in attesa di scoprire chi salirà sul gradino più alto del podio.
Stefano Furlanetto (De Lab Fermentazioni)
Per diversi motivi De Lab Fermentazioni (sito web) è uno dei progetti brassicoli più interessanti aperti negli ultimi anni in Italia. Partito nel 2021 come beer firm, si è dotato di un impianto di proprietà già l’anno successivo, presentandosi subito con una gamma piuttosto varia (Helles, West Coast IPA, Session IPA e Doppelbock) e con una collaborazione prestigiosa: quella con Extraomnes, all’epoca guidato da Schigi, da cui è nata la Druiven, un’Italian Grape Ale. Nel frattempo la linea di De Lab si è decisamente ampliata, incorporando ulteriori luppolate, tipologie più sperimentali ma anche grandi classici della scuola europea.
In sala cotte troviamo Stefano Furlanetto, che si è formato presso l’ITS Academy di Torino e poi ha perfezionato le sue conoscenze sia in Italia che all’estero. Oltre a una bella tap room, il birrificio vanta una grafica di livello eccezionale, con illustrazioni surrealiste tanto uniche quanto spettacolari. Nell’articolo del 2022 in cui presentammo il birrificio, consigliammo di tenerlo sott’occhio perché sembrava partito con le giuste premesse. La finale di domenica è una conferma alla nostra intuizione.
Andrea Nardi (Linfa Brewery)
Il movimento brassicolo di Roma e dintorni ha sfornato diversi ottimi birrifici negli ultimi anni, che spesso sono riusciti a raggiungere la finale di Birraio emergente: Ritual Lab, Zero.5, Shire Brewing, Radiocraft, Rebel’s e Vento Forte, solo per citarne alcuni. All’elenco ora si aggiunge anche il giovane Linfa Brewery (pagina Instagram), realtà davvero interessante che, in pochissimo tempo, è riuscita a farsi spazio nell’affollato mercato capitolino. Merito anche delle grandi doti brassicole di Andrea “Plastika” Nardi, che riesce a spaziare tra diversi stili birrari mantenendo sempre lucidità e una certa aderenza ai modelli di riferimento. Non mancano però le sperimentazioni, tra cui la Panettone Sour, una Pastry Sour natalizia.
Al pari di De Lab, anche Linfa Brewery si contraddistingue per una comunicazione ironica e dissacrante, in cui lo stesso Plastika è spesso vittima della narrazione che il birrificio fa sui social. Indimenticabili poi i gadget con cui Linfa si è presentato alle ultime due edizioni di Eurhop: una versione alternativa della rivista Cioè, con il birraio in copertina come un Simon Le Bon qualunque, e una bomboniera da battesimo, con tanto di confetti e bigliettino. Chissà a Firenze quale diavoleria si inventeranno…
Lorenzo Monacci (Mudita)
Spesso la qualità di un birrificio si nota anche dalla percezione di “anzianità” che lo accompagna. Prendete Mudita (sito web): è partito solo a metà del 2023 come evoluzione della beer firm Scaccomalto, eppure sembra presente sul mercato da anni. È uno di quei casi in cui la disponibilità di un impianto di proprietà permette di compiere un upgrade da tutti i punti di vista: identitario, commerciale e – chiaramente – produttivo. Sala cottura e fermentatori sono affidati alle sapienti mani di Lorenzo Monaci, che si dimostra a suo agio con tutte le principali tipologie brassicole. La gamma si compone di luppolate, basse fermentazioni tradizionali e qualche esperimento, come nel caso della Black Boost, la cui ricetta vinse il Premio Mr. Malt 2025.
In poco tempo il birrificio Mudita è riuscito a imporsi all’attenzione del movimento italiano grazie a una produzione solida e di qualità, valorizzata da alcune scelte in chiave di sostenibilità ambientale. Tutte le birre sono confezionate in lattina e le etichette giocano su mosaici grafici simili ma ogni volta diversi, che restituiscono un’identità visiva coerente e distintiva. I presupposti ci sono tutti perché sia proprio Lorenzo a trionfare a Birraio emergente… Ancora poche ore e lo scopriremo!





