Design dei bicchieri e percezione della birra

HoegaardenGiusto l’altro ieri mi trovavo al Mastro Titta con la mia ragazza di fronte a due Blanche de Namur alla spina. Mentre ci scambiavamo commenti entusiastici sulla birra, notavamo quanto il relativo bicchiere esaltasse la splendida bevibilità del prodotto. Qui a lato riporto un’immagine di quello della Hoegaarden, molto simile: si tratta di un recipiente largo e tozzo, che tende a evidenziare la “massa” di liquido presente al suo interno, invitando a generose sorsate. Ed è giusto che sia così: la blanche è una birra estiva di frumento, leggera e molto dissetante.

Chiunque saprà che ogni birra ha il suo bicchiere, è una delle prime regole che si apprendono quando ci si avvicina alla birra artigianale. Le tipologie sono tantissime e tendono ad esaltare determinate caratteristiche della birra. Ecco quindi che le pils vengono storicamente servite in calici, capaci di magnificare l’intrigante luppolatura dello stile, mentre tante belgian strong ale (tra cui le trappiste) sono versate in ampi calici, che permettono invece di assaporare anche le spettacolari note maltate di certi prodotti.

Insomma, in base al tipo di birra, si sceglie il bicchiere più indicato. Tuttavia il ragionamento non sempre segue questa successione logica. Infatti, un recente articolo di Charlie Papazian apparso su Beer Examiner punta i riflettori su un aspetto quasi sempre trascurato: quanto conta il design del bicchiere nella percezione della birra da parte dei consumatori.

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Immaginiamo di avere di fronte un flute pieno di una birra chiara, di cui però non sappiamo niente. La prima idea che potremmo farci è che si tratta di una birra elegante, leggera, dal basso livello alcolico. Se la stessa birra riempisse invece un ampio calice, potremmo piuttosto immaginare di trovarci di fronte a una tripel belga, corposa, piena di sentori floreali e fruttati e piuttosto alcolica. Ovviamente si tratta di una semplificazione della realtà, quindi non sono ammesse obiezioni che si concentrano su dettagli vari, tipo il perlage 😉 .

L’ipotesi appena descritta è utile per capire l’importanza della vista prima ancora degli altri sensi nella percezione di una birra. Quando vediamo una birra all’interno di un bicchiere, inconsciamente ci aspettiamo di sentire al naso e in bocca determinate caratteristiche piuttosto che altre. Inoltre, in qualche modo il bicchiere ci suggerisce “come” consumare una birra: se berla a grandi sorsate oppure se assaporarla poco per volta.

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Il marketing gioca (o dovrebbe giocare) un ruolo decisivo quando un produttore decide di abbinare la propria birra a un determinato bicchiere. La scelta e la soddisfazione di una birra dipendono molto dalla percezione che si ha del prodotto, da variabili che spesso non possono essere ricondotte semplicemente all’esperienza degustativa. Naturalmente esistono dei confini ben precisi in cui muoversi, ma c’è comunque un margine di una certa rilevanza in cui la decisione in merito può avere il suo peso non indifferente.

Tornando al bicchiere della Blanche de Namur, devo ammettere che è quasi esplicito il suo invito a scolarsi in pochi minuti il proprio contenuto, soprattutto quando si è molto dissetati! E’ uno dei casi in cui quanto finora illustrato emerge in modo molto chiaro. L’obiettivo del bicchiere però non deve essere “far bere di più”, ma offrire il giusto recipiente per la relativa birra. Solo così l’esperienza del consumatore sarà appagante, convincendolo magari ad ordinare un’altra birra.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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