La scena birraria degli Stati Uniti è stata da sempre improntata alla ricerca e all’esplorazione di nuovi sapori. I birrai artigianali americani spesso si spingono oltre i confini tradizionali, sperimentando non solo con luppoli e malti, ma anche con ingredienti e profili aromatici che arrivano da lontano. Molti consumatori di oggi, sempre più curiosi e attenti, sono attratti da birre che utilizzano ingredienti insoliti ed esotici, capaci di offrire novità, connessioni culturali e nuove esperienze sensoriali. In questo contesto, il Giappone e più in generale l’Estremo Oriente stanno diventando una fonte d’ispirazione sempre più rilevante per molti birrifici artigianali americani.
Riso, koji, matcha, ube, yuzu e molti altri ingredienti stanno alimentando una nuova ondata di creatività. Le Rice Lager di ispirazione giapponese, in particolare, sono sempre più diffuse, anche perché i consumatori si stanno orientando gradualmente verso birre leggere e facili da bere. Sebbene le Rice Lager non siano certo una novità, i birrai statunitensi stanno reinterpretando lo stile sperimentando diverse varietà di riso per ottenere sfumature aromatiche più sottili e profili gustativi originali. Non a caso, dal 2026 questo stile avrà una categoria dedicata nelle linee guida sugli stili della Brewers Association.
Tra i primi esempi di questa tendenza c’è pFriem (sito web), birrificio dell’Oregon, che da tempo produce una Japanese-style Rice Lager premiata in diverse occasioni. Secondo il birrificio, la birra presenta aromi di prugna shiso, pane fresco e violetta, mentre al gusto emergono riso Jasmine, tè verde e fiori di campo. Una birra che – come dichiara lo stesso birrificio – “profuma di fiori ma si beve come una birra”.
Ma perché i sapori e la cultura giapponese stanno guadagnando così tanto terreno negli Stati Uniti? E si tratta davvero di una novità? I birrai americani influenzati dal Giappone provano a dare una risposta.

William Sutjiadi, co-fondatore di Shogun Brewing Co. (sito web) a San Diego, spiega che i consumatori americani sono sempre più interessati a esplorare nuovi profili aromatici, soprattutto nel mondo delle bevande.
Cercano gusti diversi e si avvicinano sempre più ai sapori raffinati tipici del Giappone e dell’Asia. Inoltre la cultura giapponese è sempre più diffusa nel mondo: basta pensare ad anime, sumo e J-pop. È naturale che da lì si passi anche al cibo e alle bevande.
Secondo Zac Ross, birraio e proprietario di Marlowe Artisanal Ales (sito web) nello Stato di New York, la crescente popolarità dei sapori orientali è legata anche ai viaggi: oggi andare in Giappone è più semplice e più accessibile rispetto al passato. Chi torna da un viaggio spesso cerca di rivivere quelle esperienze anche attraverso il cibo e le bevande. Inoltre le estati giapponesi sono molto calde e umide, e le Rice Lager sono perfette per rinfrescarsi: proprio per questo Marlowe produce Sugoi, una Rice Lager disponibile solo nei mesi estivi.
Anche Schilling Brewing Co. (sito web), nel New Hampshire, produce una Rice Lager di ispirazione giapponese chiamata Tenno Dry, realizzata con riso Jasmine e luppoli agrumati. È una birra estremamente secca e rinfrescante, prodotta solo in estate e molto apprezzata dai clienti abituali. Justin Slotnick, responsabile di produzione e birraio, spiega che l’interesse per la cultura e la cucina asiatica sta contribuendo alla crescita di questi stili:
Negli Stati Uniti cresce anche la cultura dei cocktail e molti ingredienti – agrumi, erbe e spezie – stanno passando dal mondo della miscelazione a quello della birra. Sta aumentando la richiesta di birre equilibrate, facili da abbinare al cibo e accessibili anche a chi normalmente non beve birra.
Per molti birrai, i sapori giapponesi e dell’Estremo Oriente non sono una moda passeggera, ma una tendenza destinata a evolversi nel tempo. L’obiettivo è riuscire a catturare l’armonia della cultura giapponese attraverso profumo, gusto e persino l’aspetto della birra.

Shogun Brewing Co. sostiene di essere tra i pionieri dell’incontro tra Oriente e Occidente in California. La loro Midnight in Tokyo è considerata la prima Hazy IPA al matcha al mondo ed è prodotta con matcha cerimoniale di alta qualità. Sutjiadi, che gestisce anche la più grande catena di matcha café di San Diego, importa direttamente dal Giappone ingredienti di qualità superiore rispetto a quelli disponibili negli Stati Uniti. Il risultato è una Hazy IPA dal colore verde intenso e dal carattere di matcha delicato e raffinato.
Secondo Sutjiadi, il matcha è ormai un fenomeno globale e può essere utilizzato anche per avvicinare nuovi consumatori alla birra: chi ama il matcha latte o il tè verde può scoprire la birra proprio attraverso una Hazy IPA al matcha. Lo stesso vale per la loro Lager al hojicha (tè verde tostato), un’altra creazione innovativa che sorprende molti consumatori, perfino in Giappone. Slotnick racconta inoltre di una collaborazione con il birrificio Bluejacket (sito web) di Washington DC ispirata ai sapori del Vietnam: una Pale Lager con citronella e foglia di lime chiamata Sapa. È stata accolta molto bene e ha suggerito al birrificio nuovi modi per integrare certi profili aromatici in altre birre.
Dunque le birre di ispirazione giapponese sono solo una moda passeggera o sono destinate a restare? Ross è convinto che continueranno a crescere:
Finché viaggiare in Asia resterà una possibilità concreta per gli americani, i sapori giapponesi e asiatici diventeranno sempre più presenti nel cibo e nelle bevande. Basta guardare il successo del pollo fritto coreano, dei prodotti a base di yuzu o degli onigiri. La cultura giapponese punta alla perfezione: perché non lasciarsene influenzare anche nella birra?
I birrai artigianali americani sono conosciuti in tutto il mondo per la loro creatività, la competenza tecnica e l’attenzione alla qualità. L’utilizzo di ingredienti e sapori giapponesi rappresenta per loro un terreno ideale per continuare a innovare e offrire nuove esperienze sia ai birrai sia ai consumatori.





