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Dal Regno Unito dieci consigli su come massimizzare i profitti nei pub

Esattamente come ieri, anche oggi torno su una recente pubblicazione riguardante il mercato della birra. Probabilmente avrete capito che mi riferisco a quel The Cask Report che ho sviscerato giusto qualche giorno fa e che annualmente esamina lo stato della birra in cask nel Regno Unito. Tranquilli però, non voglio analizzare nuovamente quei dati, bensì porre l’attenzione su un capitolo secondario che trovo molto interessante. Si tratta di una serie di suggerimenti, emersi da un’attenta analisi del settore, rivolta a quei gestori di pub che propongono o vorrebbero proporre birre tradizionali nei loro locali. Una sorta di prontuario da tenere in grande considerazione e che forse può tornare utile anche ai publican italiani.

Ovviamente le birre in cask rappresentano un sottoinsieme del variegato universo dei prodotti di qualità e richiedono un trattamento diverso dalle “normali” birre artigianali. Poiché però la pubblicazione si concentra soprattutto sul modo in cui vendere un certo tipo di birra, i consigli probabilmente si adattano anche alla nostra realtà di locali “illuminati”.

Nell’ultima pagina del documento in esame troviamo ciò che è definito un piano d’azione in 10 punti, che, se rispettato, dovrebbe massimizzare le vendite di Cask Ale. Vediamolo nel dettaglio:

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  1. Assaggia prima di acquistare: alcuni locali permettono di guidare la scelta del cliente proponendogli piccoli assaggi delle birre disponibili. Oltre a creare un rapporto di fiducia con il gestore, questa tecnica aiuta il consumatore a trovare la birra più adatta al suo gusto, di cui probabilmente chiederà il bis o oltre. Diversamente potrebbe rimanere disorientato da un prodotto fuori dalle sue corde e rinunciare a tornare in future occasioni.
  2. Corrette informazioni: offrire informazioni chiare sulle birre disponibili contribuisce a incuriosire e fidelizzare i clienti. Uno strumento utile alla causa può essere la classica lavagna.
  3. Gamma bilanciata: ogni publican dovrebbe proporre una lista varia, composta in modo equilibrato di nomi conosciuti e meno conosciuti. I consumatori ricercano tanto la novità quanto la sicurezza.
  4. Stili birrari: la gamma di birre presenti in un pub dovrebbe essere abbastanza varia in termini di stili e tipologie, per consentire una scelta a tutti. Sembra una regola sacrosanta, ma spesso viene meno di fronte alle mode del momento.
  5. Conoscenza approfondita: uno staff consapevole e preparato è essenziale per la percezione di qualità da parte dei clienti. E’ importante ingaggiare personale interessato alla birra e investire in questo aspetto del locale.
  6. Linguaggio chiaro: nel comunicare i prodotti presenti nel pub bisognerebbe utilizzare termini semplici e facilmente decodificabili dai bevitori di birre artigianali.
  7. Suggerimenti: non bisognerebbe rinunciare a una dettagliata carta delle birre (ove necessaria) e a suggerimenti per abbinamenti cibo-birra. Sono aspetti fondamentali, perciò non bisogna avere paura di chiedere il supporto di esperti del settore.
  8. Iniziative: può essere molto remunerativo proporre di tanto in tanto delle iniziative commerciali, come carte fedeltà, mini-festival, degustazioni, progetti di social media marketing.
  9. Retro-chic: i publican dovrebbero essere consapevoli della connotazione “retrò” che possiedono le birre in cask agli occhi dei consumatori più giovani. Ovviamente questo è un aspetto che riguarda nello specifico le Cask Ale e il mercato anglosassone.
  10. Stereotipi: i gestori dovrebbero cercare di sfatare gli stereotipi e i falsi miti che aleggiano nel mondo della birra.

Come detto, anche se questi consigli si rivolgono ai publican anglosassoni che lavorano birre tradizionali, possono tranquillamente essere estese anche ai locali italiani (e stranieri) che propongono birre artigianali.

Ritenete che siano suggerimenti preziosi? Chi ha un locale adottano qualcuna di queste strategie?

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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14 Commenti

      • A parte tutto, dare per scontato che certe strategie siano di pubblico dominio significa non accorgersi di quanta gente si sta lanciando in un settore per certi versi nuovo, spesso con conoscenze minime o nulle sull’argomento. Ognuno dei 10 punti qui illustrati possono sembrare ovvi per un appassionato o un esperto, ma non lo sono altrettanto per chi ha magari da poco deciso di lanciarsi in questo mondo.
        E’ lo stesso errore di trascurare che il blog è letto anche da curiosi e neofiti.

        • ci aggiungerei quanta gente si lancia in questo mondo perchè non ha un c…. da fare, apre una sottospecie di locale che lui definisce pub o birreria, perchè è convinto che avere tennent’s e warsteiner alla spina servite in malo modo e senza il rispetto delle norme igieniche e corona in bottiglia, voglia dire avere una birreria, molto frequentata anche all’inizio perchè è la novità del momento e che magari un neofita, che non fa differenza tra una birra e l’altra, preferisce anche perchè l’unica differenza che nota è che in codesto localaccio la birra la paga tra i 2 e i 3 € mentre da te non viene perchè magari hai una selezione frutto di un lavoro che dura da anni e quindi acquisti prodotti di qualità che costano di più (relativamente). Quindi un po’ di ovvietà di pubblico dominio non disturbano. scusate lo sfogo

          • scusa lo sfogo un cazzo, è una questione importante, non ho idea se tu sia un publican ma anche per me, consumatore, queste cose hanno sempre fatto imbestialire perché possono spingere il publican un attimino “più interessato” ad arrendersi e fossilizzarsi su quattro birre, magari anche buone e non fare più ricerca/rotazioni perché “tanto non vale più la pena”.
            E tristemente questa cosa l’ho vista pure in certe enoteche.

        • E non è neppure detto che un appassionato od un esperto sappiano essere buoni pubblican solo perché conoscono e apprezzano i prodotti!

  1. Da Alex é scontata TUTTA la birra fino alle 20 non solo il (vincente) take away…

    Condivido cmq i punti in questione..sopratutto la capacita di creare/gestire eventi…capitano situazioni altrimenti come eventi con 40 birre…senza la possibilita di gustarle a prezzi/quantita ridotte…

    • “Growler filling” suona meglio di take away 😀 alla fine è una pratica abbastanza comune altrove.

      A parte questo, certi consigli non sono mai (purtroppo) così scontati come si crede.
      Anche se non demonizzerei i “casual” pub che non sono mecche del buon bere.

  2. secondo me non è una lista per niente scontata e in generale non è scontato niente….l’approssimazione è la madre di tutte le cazzate.

  3. Che bello scoprire come certe attenzioni che da tre anni a questa parte metto nel mio lavoro siano proprio quelle che consigliano i master anglosassoni.
    Da queste dritte si evince in effetti che l’unica vera caratteristica che dovrebbe avere un il prodotto, adorarlo fino al punto di diventarne il profeta, rispettandolo e attraverso di esso rispettare il cliente.
    Mi piange il cuore vedere venditori di bottiglie che non sanno nulla di birra, consigliare a caso, basandosi sui ‘trend’ senza tener conto dei gusti dei clienti, appioppareppio malto’ senza fare un minimo appunto, mantenendo la clientela ignorante e contenta…

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