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La caduta di un’icona: Rogue Ales chiude tra debiti, sfratti e silenzi

In questi giorni il mondo della birra artigianale americana (e non solo) è scosso dalle gravi difficoltà che stanno investendo Rogue Ales, uno dei birrifici che hanno scritto la storia della craft beer negli Stati Uniti. Negli scorsi giorni l’azienda ha annunciato l’interruzione improvvisa delle sue operazioni nella sede principale di Newport, in Oregon, nonché la chiusura di molti locali in diverse città americane. Secondo quanto riportato da Lincoln Chronicle, la situazione finanziaria di Rogue sarebbe drammatica, con oltre 1,4 milioni di dollari di debiti accumulati tra affitti non pagati e tasse arretrate. L’azienda si troverebbe quindi sull’orlo del fallimento formale, un’eventualità che avrebbe un peso devastante, non solo a livello simbolico.

L’ascesa di Rogue Ales

Fondato nel 1988 a Ashland, il birrificio Rogue è diventato negli anni un vero e proprio pioniere della birra artigianale americana: produttore di birre iconiche, esportate in decine di paesi, si è imposto sul mercato grazie a prodotti originali e di alto livello qualitativo, a una forte identità visiva e a una fedele comunità di bevitori. Nel corso degli anni, Rogue si è evoluta andando oltre la sola produzione brassicola: è diventa anche distilleria, ha iniziato a coltivare le proprie materie prime (luppolo, orzo e altro) nei terreni agricoli dell’Oregon e ha allargato il suo raggio d’azione con una gamma di bevande che include sidri, alcolici in lattina, cocktail fermentati e persino hard seltzer infusi con CBD.

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La sua struttura produttiva è cresciuta nel tempo: il quartier generale si trova all’interno di un enorme stabilimento di 47.000 m² sul lungomare di Newport, che ospita birrificio, birreria-ristorante, distilleria e impianti di confezionamento.

I problemi con il Porto di Newport

La sede principale di Rogue è da sempre concessa su locazione dal Porto di Newport, ma, come spiegato da Lincoln Chronicle, gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da una forte tensione: secondo le autorità portuali, Rogue ha accumulato un debito di $ 545.000 di affitti non pagati, a cui si sommano oltre $ 918.000 di tasse arretrate nei confronti della contea di Lincoln. Secondo altre fonti i debiti con la contea ammonterebbero a $ 30.000.

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Quello che rischia di diventare il punto di non ritorno è stato toccato lo scorso 14 novembre, quando tutti i punti vendita di Rogue – da Newport a Astoria, fino a Portland e Salem – sono stati chiusi nello stesso giorno, in maniera quasi immediata e, secondo The Astorian, lasciando pochissimo preavviso ai dipendenti. Molti lavoratori si sono dichiarati sconcertati da quanto accaduto: secondo testimonianze riportate da media locali, alcuni dipendenti sono stati avvisati via SMS che il loro ultimo turno sarebbe stato il giorno stesso.

Le conseguenze locali e sistemiche

Per il Porto di Newport, la situazione di Rogue rappresenta una perdita economica importante: il mancato pagamento dell’affitto era già un problema, ma la chiusura definitiva lascia un grande spazio vuoto su un’area strategica. La struttura, una volta cuore produttivo dell’azienda, è ora senza locatari, mentre l’amministrazione portuale, apparentemente in accordo con la proprietà di Rogue, si sta già attivando per la riconversione degli edifici, con nuovi progetti che vanno dalla lavorazione del pesce al processing industriale.

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Più in generale, il collasso di Rogue conferma le enormi difficoltà che stanno affrontando i protagonisti della birra artigianale negli Stati Uniti: nemmeno i grandi nomi storici, con brand consolidati e infrastrutture robuste, sono immuni dalle criticità di un mercato in mutamento. Se da un lato la birra artigianale ha promosso l’innovazione e democratizzato il bere di qualità, dall’altro la sua sostenibilità a lungo termine richiede oggi una gestione sempre più accorta e resiliente.

Per Rogue il futuro sembra segnato

Al momento non ci sono segnali che Rogue possa essere salvata in extremis o rilanciata da investitori esterni. Nonostante la totale assenza di comunicazioni ufficiali – la dirigenza del birrificio non ha rilasciato interviste pubbliche dopo l’annuncio – alcune fonti interne avrebbero citato la volontà di trovare la “migliore via d’uscita” dato lo stato dei conti. I prossimi mesi dunque saranno fondamentali per capire se la proprietà riuscirà a risanare il debito, vendere alcuni asset o ripensare il progetto in una forma nuova.

Per ora, il mondo della birra guarda con sgomento alla fine di un’era: quella di una delle aziende che, meglio di tante altre, ha incarnato lo spirito rivoluzionario del craft brewing americano.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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