L’inizio del 2026 continua a confermarsi particolarmente vivace per la scena artigianale italiana, che sembra aver imboccato l’anno nuovo con un ritmo sorprendentemente sostenuto sul fronte delle novità. Nelle ultime settimane diversi birrifici – da realtà ormai consolidate a produttori più giovani ma molto attivi – hanno annunciato nuove uscite, spesso caratterizzate da un forte lavoro sulle ricette e da un’attenzione sempre più evidente all’identità territoriale. Ne emerge una panoramica interessante, in cui convivono sperimentazioni audaci, interpretazioni fedeli della tradizione e collaborazioni pensate per ampliare ulteriormente il linguaggio della birra artigianale italiana.
LZO
Continua a suon di novità l’inizio del 2026 per il birrificio veneto LZO (sito web), con due produzioni inedite annunciate negli ultimi giorni. La prima si chiama Equator Noir (7,5%) ed è una Robust Porter in salsa tropicale, poiché prevede l’aggiunta di cocco e guava. Come facilmente comprensibile, l’azzardo – per la verità molto stuzzicante – è giocare sulla fusione tra le note tostate dei malti scuri e la potenza “succosa” della frutta esotica. Interessante l’abbinamento con i formaggi stagionati (erborinati?) proposto dal birrificio. Ancora più recente è la Alpenpunkt (5,2%), una Vienna Leger classica e pulita, in cui il malto si esprime con eleganti toni caramellati, tostati e nocciola.
Crak
È ormai chiaro da anni che per i birrifici italiani è vitale sviluppare una base di consumatori locali e identificarsi con il proprio territorio di appartenenza. Il birrificio Crak (sito web) è uno dei produttori che ha meglio interpretato questa necessità, mantenendola centrale anche nella comunicazione. La sua ultima creazione lo dimostra pienamente: è una IPA battezzata Aspettando il Tram (6%), in riferimento ai lavori che stanno investendo la città di Padova e che prevedono la costruzione di due nuove linee tranviarie entro la prossima estate – in ballo ci sono le scadenze del PNRR. Cantieri che creano disagi, ma che, come sempre in questi casi, sono lo scotto da pagare volentieri per avere città più moderne, sostenibili e vivibili. Crak ribadisce questo concetto con la nuova IPA, luppolata con un mix di quattro diverse varietà (Amarillo, El Dorado, Cashmere e Citra) a cui si aggiungono alcuni luppoli prodotti dallo stesso birrificio.
Alder
Restiamo in tema di luppolate perché pochi giorni fa il birrificio Alder (sito web) ha annunciato la sua nuova Belmont (6,9%), una West Coast IPA realizzata sul modello della zona di San Diego, in California. La ricetta prevede solo malto Pils (niente Cara) da fornitori tedeschi e cechi, lievito California Ale ed un mix di luppoli moderno: Simcoe (anche in versione Cryo), Strata, Citra e Riwaka. Il risultato è una birra dal colore estremamente chiaro, limpida, secca e amara, con intense note di pompelmo, mandarino e gradevoli sfumature piney, di frutta a bacca e tropicale. La birra è stata presentata in occasione della festa organizzata in birrificio con annessa cotta pubblica e proposta food a cura di Elvo.
Bonavena
Circa una settimana fa il birrificio Bonavena (sito web) ha annunciato la secondogenita della linea sperimentale Free Boxing, che accomuna birre ideate per esprimere al meglio il carattere del luppolo senza compromettere la facilità di bevuta. La novità si chiama Beta (6,8%) ed è un’American IPA che punta a esaltare le caratteristiche aromatiche del Superdelic, varietà molto peculiare che è stata impiegata in tutte le fasi della luppolatura e in vari formati. Il suo apporto si ritrova con aromi di frutta tropicale matura, frutti rossi e sfumature agrumate, accompagnate da un richiamo alle caramelle alla frutta. Determinante il profilo dell’acqua, ricco in cloruri, che amplifica la rotondità e sostiene le componenti aromatiche, rendendo il sorso pieno ma fluido. Il lievito inglese apporta una leggera componente di esteri, che contribuiscono a dare profondità senza coprire il luppolo, mentre in chiusura emerge un amaro ben calibrato che asciuga il palato e accompagna il finale.
Antikorpo + Altavia
Nella panoramica odierna non abbiamo ancora incontrato collaborazioni, quindi chiudiamo con due produzioni di questo tipo. La prima si chiama Dark Factory (4,8%) e nasce dalla partnership tra i birrifici Antikorpo (sito web) e Altavia (sito web). La fonte di ispirazione è molto interessante, perché fa capo alle Roggenschwarz, ossia birre scure a bassa fermentazione della tradizione teutonica, prodotte però con una percentuale di segale (“roggen” in tedesco) in aggiunta al normale malto d’orzo. Pensatela dunque come una birra rustica ma raffinata, che gioca sull’equilibrio tra i sentori tostati e le fresche componenti aromatiche. Una Schwarz sui generis, che sicuramente attirerà la curiosità degli amanti delle Lager in tutte le loro declinazioni.
Otus + Pratorosso
La seconda collaborazione tutta italiana della nostra panoramica è quella da cui è nata la Wimo (5,3%), one shot realizzata a quattro mani dai birrifici Otus (sito web) e Pratorosso (sito web). Siamo al cospetto di una New Zealand Pils, che innesta su una base maltata piuttosto classica la potenza aromatica dei luppoli della Nuova Zelanda, capaci di marcare il profilo con succose note di frutta tropicale, agrumi e uva spina. Il risultato è una birra pulita, facile da bere ma con un carattere molto deciso, in cui tutte le componenti giocano a favore dei luppoli e del loro contributo aromatico.











