Con oggi il 2025 di Cronache di Birra va in archivio: è l’ultimo articolo dell’anno e gli aggiornamenti torneranno nel 2026, presumibilmente dopo l’Epifania – o anche prima, staremo a vedere. Come ormai tradizione l’annata si conclude con le migliori cinque bevute della redazione di Cronache di Birra: abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di indicare in ordine sparso le loro migliori birre del 2025, mettendo però in cima alla lista quella più evocativa in assoluto. Un primato che sia dettato non solo da elementi organolettici, ma anche dal contesto, dalla compagnia e dall’atmosfera: tutti quelle componenti che, in pratica, trasformano un’ottima birra in una bevuta memorabile. Come lo scorso anno abbiamo coinvolto nel gioco anche i fedelissimi di Formazione Birra, la nostra piattaforma didattica, chiedendo un parere personale sulle tante birre assaggiate durante gli appuntamenti di Italia a sorsi. Dai punteggi ottenuti abbiamo stilato un elenco di ulteriori cinque birre, con una top assoluta. Ci risentiamo tra qualche giorno, nel frattempo buon 2026!
Andrea Turco
- Rockfield – Alder (Italia)
Quest’anno per diversi motivi non ho viaggiato all’estero, ma in compenso ho visitato diversi birrifici italiani. Tra questi anche Alder: la prima volta a maggio, la seconda a fine agosto. Una doppia trasferta con cui ho colmato una delle mie lacune birrarie, cioè non essere mai stato nella sede di uno dei migliori produttori italiani di sempre. Ciò che mi ha colpito è la bellezza del luogo: una taproom in stile americano ricavata a ridosso della ferrovia di Seregno (MB) e un birrificio organizzato in maniera perfetta. Un luogo speciale, dai connotati chiari e precisi, diretta emanazione della visione di Marco Valeriani e della sua straordinaria attenzione ai dettagli. La qualità delle birre è solo un’inevitabile conseguenza di questo approccio. Per tutti questi motivi, compresa la splendida compagnia meneghina con cui ho condiviso il mio tempo da Alder, metto la Rockfield in cima alle bevute del 2025.
- Pils – Birra Elvo (Italia)
- Stille Nacht 2025 – De Dolle (Belgio)
- Geisfeld – Bajon (Italia)
- Drama – 50&50 (Italia)
Alessandra Agrestini
- Rochefort 6 – Birrificio Rochefort (Belgio)
La location ha avuto un buon peso sulla scelta della miglior birra dell’anno, bevuta con vista sull’Abbazia di Notre-Dame de Saint-Remy – quella nella foto però è la Triple Extra, assaggiata per prima nel corso dell’evento che prevedeva un “open bar” e permetteva di spaziare liberamente tra tutte le produzioni del birrificio Rochefort. E’ stata una scelta impegnativa, così come lo è stata la serata! Questa birra se l’è giocata con la Rochefort 10, in forma altrettanto strepitosa; alla fine, la sorella “più piccola di numero” ha prevalso.
- Landscape – Bondai (Italia)
- Mild – Claterna (Italia)
- Pontarola 2019 – Crak (Italia)
- Punks Do It Bitter – Elav (Italia)
Francesco Antonelli
- ESB – Ampersand BrewCo (Regno Unito)
Era una giornata nuvolosa. Mi trovavo alla stazione di Liverpool Street di Londra. Sabato mattina, intorno alle otto. Dovevo prendere il treno per Diss (circa un’ora e mezza di tragitto), per recarmi presso la Ampersand BrewCo, dove si sarebbe tenuto il concorso per homebrewer organizzato dai NAB, i Norwich Amateur Brewers. Furto di cavi sui binari, linea per Norwich interrotta. Stavo per rinunciare, quando incontro due giudici inglesi e insieme decidiamo di tentare il viaggio, lungo tratte alternative. Tre ore e mezzo e tre treni dopo, arriviamo finalmente a Diss, in tempo per la sessione pomeridiana del concorso. Vedo il medaglione della ESB su una delle due spine a pompa. La ordino. Esco fuori, nuvole grige e fresco. Silenzio, sono tutti dentro alla taproom. L’aspetto della pinta è davvero invitante, con le sue tonalità ambrate cariche, quasi rubine. Sul palato è morbida con note di tostato e caramello, un amaro lungo, erbaceo, deciso ma cortese, che accompagna la bevuta fino in fondo. Uno stile quasi estremo nel mondo delle Bitter, non facile da bilanciare e da produrre. Ma questa era riuscita davvero bene. E, soprattutto, me la ero meritata.
- Abruxensis My Kiss – Opperbacco (Italia)
- Extra Stout – Kirkstall + Five Points (Regno Unito)
- Pils – Ketterer Bier (Germania)
- Wasted Years (Coconut and Vanilla) – Eastside (Italia)
Salvatore Cosenza
- Sluneční bárka – Bohdaneč Brewery + birrificio sperimentale della Palacký University (Repubblica Ceca)
L’Olomoucká Citadela è una piccola birreria nel centro di Olomouc, in Moravia, dove sono stato a fine maggio. Dopo avermi servito i primi due boccali di un’ottima Pils locale e intuito la mia provenienza, il publican Gregor ha sfoderato un sorprendente italiano. Da lì è nata una piacevole chiacchierata (immaginate pure l’argomento), culminata in un assaggio tanto incredibile quanto irripetibile.
Si trattava di una birra che potrei definire “archeologica”, prodotta nel microbirrificio dell’università locale: la ricostruzione di un’antichissima bevanda fermentata a base di cereali, priva di luppolo e aromatizzata con una sorta di gruyt primordiale, di cui sono state rinvenute tracce in un recipiente trovato in zona e risalente a millenni fa.
Acidula, per via di una fermentazione ovviamente spontanea, e sorprendentemente aromatica, non è stata forse la migliore birra dal punto di vista puramente gustativo, ma senza alcun dubbio è stata la bevuta più memorabile del mio 2025.
- Zio – Birrificio Abruzzese (Italia)
- Miele d’Autunno – Hilltop (Italia)
- Spezial Lager – Brauhaus Rügheim (Germania)
- Iron Brigde – Birra Garlatti Costa (Italia)
Alessandra Di Dio
- Bruin 20/22 Ramasin – Cantina Errante (Italia)
“Prima di andare via, assaggia questa”. E signor* ecco a voi la miglior bevuta del 2025. Succede così, a ottobre, in un pub di Milano. Invece di correre per prendere il 10, mi risiedo e mi arrendo alla mia scelta di vita. Nel bicchiere una c’è la Oud Bruin 20/22 Ramasin del progetto Perpetua di Cantina Errante: base Oud Bruin, 100% spontanea, partita in coolship e arrivata due anni dopo alla macerazione di susine damascene Ramasin. Quello che ci sta in mezzo è un metodo di fermentazione e maturazione che oggi è il fiore all’occhiello di Cantina Errante. Una bevuta profonda, tesa. Non programmata, non replicabile, perfettamente coerente con tutto il resto.
- USA – Birrificio Abruzzese (Italia)
- Krush Test – Nama Brewing (Italia)
- Pils – Birra Elvo (Italia)
- Rossa di Pienza – Brasseria della Fonte (Italia)
Fabio Marrale
- Scene Crime – LZO (Italia)
Al naso la ciliegia e i cookies si abbracciano che un piacere, in bocca c’è un pochettino di amaro da Bitter che viene fuori ma è comunque una sinfonia di gusti. Figata pazzesca.
Il rischio che fosse una cafonata era dietro l’angolo
- Walden – Malaripe (Italia)
- The Golden Bitter – Anspach & Hobday (Regno Unito)
- Dunkel Weiss – Hopfen & co. (Italia)
- Bastarda Rossa – Birra Amiata (Italia)
Roberto Muzi
- Beyond Modus VII 2020 – The Wild Beer Co. (Regno Unito)
Una cena in famiglia, per festeggiare i due anni di mia figlia Anita, trasformata nell’occasione perfetta per stappare qualcosa di così irripetibile. Per me, inoltre, il miglior modo per riuscire a sopportare con scioltezza sottofondi musicali tipici dell’età della festeggiata… Ma venendo alle cose serie, un prezioso amico mi aveva regalato questo piccolo capolavoro del birrificio inglese The Wild Beer Co. (purtroppo chiuso nel 2022) tra i migliori interpreti delle fermentazioni miste, spontanee e ai loro dintorni – la formazione di una cantina con tante botti particolari e diverse; la predilezione per l’arte del blend; l’allevamento di varietà microrganiche locali; l’attenzione ai lunghi affinamenti in bottiglia.
Si parte da una ricetta costruita su una base stilistica a metà tra una Red Flemish e una Old Ale con alcol finale al 7% e IBU a 12, utilizzando i seguenti ingredienti: malto d’orzo, frumento non maltato, avena, luppolo Fuggle; lievito selezionato per la prima fermentazione e, a seguire, contaminazione con microorganismi variegati e peculiari del Kentish e del Westcombe, e ciliegie raccolte direttamente nella loro fattoria, schiacciate a mano e messe a macerare in botte, per ottenere un fermentato che una volta pronto è stato assemblato nella proporzione del 25% sul peso totale della birra in maturazione (in botti provenienti da piccoli vignaioli di Bordeaux).
Tutto questo produce nel bicchiere un approccio visivo caratterizzato dal rosso porpora, a tratti ramato dalla nobile azione dell’ossidazione, e schiuma abbondante e sottile. Il naso ha un portfolio di ampia finezza: si passa dal boero piemontese, che unisce ciliegia e cioccolato, alle variegate note maltate e di “morbidezza caramellata”, di orzata, vinosità da Madeira e tanta voglia di tornare continuamente a goderne. In bocca si prende il palato grazie alla decisa acidità citrica, alla succulenza, al ritorno delle tostature assieme all’arancio sanguinello e al fascino inimitabile della sua unicità. Che bevuta…
- Abruxensis My Kiss – Opperbacco (Italia)
- OG 1111 2012 – Carrobiolo (Italia)
- Manchester Bitter – Marble (Regno Unito)
- Draco 2023 – Montegioco (Italia)
Pierluigi Nacci
- Life is Round (batch 2) – Private Press Brewing (USA)
Una base Barleywine di stampo inglese passata in botti di di Old Fitzgerald, Blantos, Pappy, Heaven Hill e brandy, con i singoli “affinamenti” successivamente blendati fra loro. Il risultato è una birra inaspettatamente molto equilibrata, e ricca di spunti organolettici, anche in olfazione, tra i quali si rinvengono sciroppo d’acero, melassa, tabacco, vaniglia, mandorla e albicocca disidratata, cherry. Il corpo è ampio, il tenore alcolico molto ben contenuto e comunque la birra risulta molto persistente, con una leggera secchezza che aiuta il sorso.
- Vetus Memoriae (vintage 2023) – Brasseria della Fonte (Italia)
- Twenty2 – Alder (Italia)
- Black Bend Porter – Kirkstall (Regno Unito)
- Leeds Pale – Leeds Brewery (Regno Unito)
Oreste Poverello
- L’Ensemble di Montalcino 2019 – De Dochter van de Korenaar (Belgio)
I Barley Wine sono birre che richiedono cura e attenzione, un po’ come accade con ciò a cui teniamo davvero. Hanno bisogno di tempo, calma, e soprattutto di essere ascoltate: perché hanno molto da raccontare. Sono birre da fine serata, da bere quando il rumore si spegne e resta uno spazio solo per sé, magari sul divano, davanti a un camino, con un buon libro o un brano blues in sottofondo.
Ho acquistato L’Ensemble di Montalcino nel solito pub di fiducia e degustata con lentezza a casa, in abbinamento a una colomba artigianale alla birra. Per raggiungere la maturità, questo Barley Wine impiega quasi nove mesi di affinamento in botti che hanno ospitato Brunello di Montalcino. Un periodo di “gestazione” che le permette di assorbire il meglio di entrambi i mondi, restituendo un profilo aromatico ampio e profondo: frutta sotto spirito, prugna, ciliegia, caramello, vaniglia, datteri, fichi, legno e marcate sfumature vinose. La carbonazione è morbida, misurata, e accompagna la bevuta con eleganza.
- Atomic Distortion – Schwarze Rose (Germania)
- French Bulldoggie Style – Clandestin (Romania)
- Black Country – Nama Brewing (Italia)
- IX Anniversario – Brasseria della Fonte (Italia)
Niccolò Querci
- La Vie Est Belge 2023 – Cantillon (Belgio)
Degustata durante l’incredibile Quintessence di quest’anno. Affinata in botti di Vin Jaune provenienti dallo Jura e fornite dal vignaiolo Stephane Tissot. L’aroma è caratterizzato da ricchi profumi di mela verde, agrumi, note legnose e suggestioni vinose che richiamano uno sherry. In bocca è secca, complessa e vibrante, con una acidità ben integrata, sentori ossidativi delicati e un finale lungo e raffinato. Lambic estremamente elegante, una delle produzioni migliori di Cantillon.
- Pliny The Younger 2025 – Russian River (USA)
- Sussex Best – Harvey’s Brewery (Regno Unito)
- Well Acquainted – The Establishment Brewing Company (Canada)
- Symphony From The Barrel #6 – Brasseria della Fonte (Italia)
Domenico Raimondo
- Hell – Mastro Matto (Italia)
Finite le feste i parenti non si schiodavano da casa. Così il 2 gennaio ho lasciato l’incombenza a mio fratello, prenotato all’ultimo minuto un alloggio in centro a Verona e sono partito con la mia ragazza e il Pandino per i 180 km che separano la città dalla periferia sud di Milano. Prima tappa all’arrivo: osteria per una pastissada con polenta. Ora, la memoria non è il mio forte, ma l’abbinamento coi sentori erbacei di questa Lager locale lo ricordo vividamente.
- Fiji – Birra dell’Eremo (Italia)
- Yuma – Acme (Italia)
- Gueuze – Cantillon (Belgio)
- Belfast Black – Whitewater (Regno Unito)
Alice Soncina
- Mexicalia – Birra Impavida (Italia)
Il Birrificio Impavida è da sempre uno dei miei posti del cuore: dopo una sessione di windsurf, fermarsi lì per una birra con gli amici è quasi un rito. Mexicalia incarna perfettamente quel momento: una birra easy, fresca, ma capace di sorprendere con equilibrio e carattere. Profumata, beverina, irresistibile. Difficile fermarsi alla prima (e per fortuna non lo faccio mai).
- Yes Sir – Noiz (Italia)
- House of Pale – To Øl (Danimarca)
- Smoking ganja in a police station is not a brilliant idea – Prohibition edition – Luppolajo (Italia)
- Lager Hell – Ayinger (Germania)
I fedelissimi di Formazione Birra
- Grommet – Antikorpo (Italia)
La Keller Pils di Antikorpo Brewing è stata la birra più votata tra i fedelissimi di Formazione Birra, considerando tutti i webinar di Italia a sorsi che si sono avvicendati nel corso dell’anno. La Grommet è stata premiata per il suo equilibrio perfetto tra i malti e i luppoli e l’amaro deciso ma non invadente. È risultata facile da bere ma allo stesso tempo ricca di sfumature.
Ringraziamo per la partecipazione (e per la fedeltà) Alessandro Angì, Alessandra Recchia, Giovanni Bigazzi, Sebastiano Trentin, Marco Restani, Antonio Fiorentino e Sergio Favilli.
- Dolci On Fire – Crostata all’albicocca – Wild Raccoon (Italia)
- Graziella – 50&50 (Italia)
- Ragioniere, batti? – Wild Raccoon (Italia)
- Frontiera – Nama Brewing (Italia)



















