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La birra in Italia e Belgio: facciamo il punto

O meglio, vediamo il punto fatto da Kuaska e Joris Pattyn sabato scorso durante il Villaggio della Birra. L’evento del passato week end, infatti, si è impreziosito di questo importante momento, in cui due dei massimi esperti internazionali di birra artigianale hanno analizzato, insieme ai birrai e agli appassionati presenti, lo stato di salute di questi due mondi brassicoli.

Inizialmente sono emerse le differenze tra scena Italiana e belga, con la prima tradizionalmente – e inevitabilmente direi, a causa di motivi “anagrafici” – aperta verso le influenze delle altre realtà e la seconda invece pressocché impermeabile a pressioni esterne. L’Italia in questo senso deve moltissimo al Belgio, che è stato, ed è tuttora, fonte d’ispirazione imprenscindibile per i birrai nostrani. Lo stesso non si può dire dei produttori belgi, che, forti della loro esperienza secolare, sono piuttosto restii ad accogliere le correnti e le mode provenienti dall’estero (sebbene ultimamente, a mio modo di vedere, ci sia un’apertura alquanto evidente, soprattutto verso la scena statunitense).

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L’influenza belga nella produzione italiana è stata confermata da Riccardo Franzosi di Montegioco e Moreno Ercolani dell’Olmaia. Entrambi hanno sottolineato che l’elemento più importante proveniente dal Belgio è la libertà creativa alla base della produzione, la possibilità di spaziare mentalmente senza rimanere necessariamente ancorati a stili classici. Come Kuaska ha fatto notare, la Christmas Duck di Moreno è facilmente assimilabile a una kerst bier belga.

La visione di Pattyn circa lo stato di salute della birra in Belgio non è rosea come ci si aspetterebbe. In primis la colpa è delle nuove leggi europei atte a regolamentare la produzione, le quali rischiano di limitare in maniera decisiva la libertà di tanti produttori. Altro elemento fondamentale è la chiusura mentale di tantissimi consumatori, non solo perché rischiano di appiattire la creatività dei birrai, ma anche perché – a differenza di quello che si può pensare – la maggior parte di loro beve pessime lager industriali. Infine, Pattyn registra un trend nella nascita di nuovi birrifici assai più lento che in altri paesi d’Europa, sebbene ultimamente sia rilevabile un fenomeno incoraggiante: la ripresa della produzione da parte di vecchi birrifici.

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Secondo Kuaska la difficoltà con cui in Belgio nascono nuovi produttori dipende da una saturazione del mercato, causato dalla presenza di tante multinazionali. Kris Boelens conferma la visione di Kuaska, evidenziando gli ostacoli che incontra come birraio a trovare nicchie di mercato interessanti.

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Il discorso sulle multinazionali ha aperto una parentesi interessante sul destino delle birre dei piccoli produttori quando vengono acquistati da aziende medio-grandi, come Palm o Duvel. E qui è stato curioso rilevare come le due culture vedano questi fenomeni in modo leggermente diverso: mentre Kuaska ha etichettato certe operazioni come assolutamente nocive per il prodotto finale, Pattyn ha lasciato intendere che la lettura può non essere così radicale. Joris ha dichiarato che c’è una differenza se l’acquirente è un grande nome, tipo InBev, o un’entità di dimensioni ridotte: nel secondo caso la birra può addirittura guadagnare in pulizia. Questa “pulizia” è invece vista da Kuaska come una perdità di complessità e di carattere, due elementi fondamentali per un prodotto artigianale.

Per concludere sono stati affrontati i fattori negativi in entrambi i mondi brassicoli. Joris ha ancora tirato in ballo le nuove leggi europee, che evidentemente potrebbero rappresentare una vera e propria spina nel fianco per i birrai belgi. Kuaska ha invece puntato il dito contro i “pagliacci” che ultimamente stanno emergendo sulla scena italiana e i produttori che li foraggiano. In entrambi i paesi, infine, la burocrazia è vista come uno dei problemi principali per i birrifici.

Il seminario si è concluso con gli interventi degli appassionati e con una lunga parentesti sull’impatto della schiuma nel servizio di una birra, sicuramente poco inerente al tema dell’incontro, ma preziosa per una conclusione simpatica dell’appuntamento.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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7 Commenti

  1. interessante, mi piacerebbe sapere se è stato affrontato anche l’argomento sul differente posizionamento delle due produzioni, specie in rapporto al prezzo. Sono un novellino, si può sapere chi sono i “pagliacci”, o avere qualche indicazione per evitarli? con tutto il rispetto per i pagliacci, quelli senza virgolette…
    La buracrazia belga come quella italiana? non ci credo…

  2. Secondo me con “pagliacci” Kuaska intende coloro che cercano di cavalcare il successo della birra artigianale in Italia esclusivamente per perseguire i propri interessi, in barba a ogni discorso che abbia a che fare con la qualità, la passione e la spontaneità del movimento. Dici di essere un novellino, ma ti besterà frequentare un minimo questo mondo per distinguere chi alimenta questo hobby con sincera passione e chi lo vede come un semplice strumento. Fortunatamente i secondi rappresentano una minima percentuale.

    Sulla burocrazia concordo con te, nonostante non conosca la realtà belga da questo punto di vista. Più di una volta mi è però capitato di leggere che tanti birrifici belgi non sarebbero aperti se, ad esempio, da loro ci fossero le nostre stesse norme in materia di controllo sanitario. Si tratta forse di un’iperbole, ma comunque fa riflettere…

  3. Caro Presidente, è ovvio che quando qualcuno prepara un terreno e lo rende fertile grazie alla semplicità di una passione, ecco che spuntano i “pagliacci”, pronti a investire ingenti quantità i denaro per raccogliere i frutti di chi si è fatto il “mazzo” per rendere un prodotto accessibile a tutti.
    Una scarsa preparazione sul prodotto accomunata a una grossa richiesta, fa dell’utente finale un bocconcino appetibile per qualsiasi imprenditore con un pò di soldi da investire e un pò di minchiate da sparare…E’ una regola di mercato. In questo caso ecco che la suddetta “minima percentuale” può diventare dannosa quanto uno sciame di cavallette.

    Altra cosa: negli ultimi viaggetti in Belgio e in Germania ho potuto constatare (cosa confermata da qualche birraio) che le nuove generazioni si stanno timidamente riaffacciando alla birra di qualità, credo che questo riavvicinamento se foraggiato possa essere uno stimolo determinante per la ripresa del mercato artiganale di questi paesi cardine. E’ sempre splendido vedere il Moeder Lambic pieno di “pischelli” che bevono lambic, o le festa della birra a Bamberga con ragazzi che si sparano una Monchsambacher Keller!

  4. Caro Colonna, sono d’accordo sul pericolo rappresentato dai personaggi in questione, che posso provocare danni gravi a tutto il movimento, nonostante siano un numero esiguo. Sul secondo fenomeno, beh, non possiamo che essere entusiasti!

  5. Ciao Schigi,

    succede forse che…partite finalmente per il Belgio “per conto” degli 8 micro italiani? 🙂
    Hai forse paura di prendere l’aereo proprio oggi? 😉

    Ciao e dateci dentro!

    Nicola

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