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Il turismo della birra in Italia, tra progetti interessanti, pesanti ritardi e prospettive future

L’estate scorsa ho avuto modo di collaborare con un americano e un olandese che da 10 anni organizzano almeno 2 viaggi l’anno con una media di 10 clienti e in 6 giorni li portano in bici alla scoperta di 7 birrifici dove vengono assaggiate una media di 3 birre. Questo incipit che sembra a metà tra una barzelletta e un problema di matematica (per chi se lo chiedesse il totale delle birre assaggiate è di oltre 4.000) mi ha portato ad una riflessione: a che punto è il turismo brassicolo in Italia? Circa due anni fa, durante il convegno Filiera Birra 2024, il direttore generale Unionbirrai Vittorio Ferraris dichiarava che “Il turismo brassicolo è oramai una realtà”. Ma ne siamo davvero certi? Quale è lo stato dell’arte di questo comparto?

I progetti di turismo birrario di Marche, Veneto e Trentino

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Ho effettuato una ricerca per capire quale sia l’offerta in Italia in termini di percorsi, viaggi, tour operator e posso dire che i progetti più interessanti che ho trovato sono quelli patrocinati da enti pubblici. La Regione Marche sul suo sito istituzionale per la promozione turistica propone Le strade della Birraun itinerario che porta a visitare 5 birrifici intervallati da punti di interesse storico culturali nato dalla collaborazione tra l’Associazione Nazionale Città della Birra e l’Associazione ‘Marche di Birra’,

La Strada dei Birrifici della Pedemontana Veneta, invece, è un progetto ideato e promosso dall’OGD Pedemontana Veneta e Colli grazie ad un finanziamento della Camera di Commercio di Vicenza e offre un percorso tra 16 birrifici e 2 birrerie che somministrano esclusivamente birra artigianale. All’interno del sito si trova una mappa interattiva in cui è evidenziato il percorso suggerito, con l’evidenza di siti di interesse, eventi e luoghi per dormire in aggiunta alle tappe puramente birrarie. Ne risulta un’interessante mini guida turistica del territorio che permette di pianificare la propria visita.

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Visit Trentino, il sito ufficiale di promozione turistica della Provincia autonoma di Trento, ha una pagina dedicata al turismo birrario nella quale propone diversi mini itinerari alla scoperta dei birrifici locali e del territorio, ma anche una sezione in cui presenta le birre che richiamano fortemente il territorio per via delle materie prime utilizzate, ed eventi in cui la birra è coinvolta.

Il resto dell’offerta italiana è lacunosa

Al di fuori di quanto si può trovare sui siti istituzionali, l’offerta e le soluzioni sono davvero limitate. L’unica proposta di “viaggio” che ho trovato è quella di Insitetours, che offre un itinerario di mezza giornata durante la quale si visita un birrificio, un pastificio e un sito culturale. ll sito Becountry ha delle soluzioni che definirei più esperienze legate alla birra che puro turismo brassicolo; difatti vengono proposte visite e piccole attività in birrifici sparsi su tutto il territorio italiano ma slegate tra di loro, con una frammentazione senza soluzione di continuità lontana dal concetto di percorso brassicolo.

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Indagando su quanto proposto da attori direttamente legati al mondo della birra, non arrivano proposte concrete. Gli unici spunti sono quelli che si trovano su alcune testate online, e sono i racconti di viaggio in prima persona che suggeriscono itinerari possibili, ma niente che permetta a un lettore interessato di replicare l’esperienza o che fornisca dettagli su “entità” terze che possano supportarlo nella pianificazione di un viaggio simile.

Eppure la vita dei birrifici può essere strettamente legata al mondo del turismo, con tutti i benefici che ne conseguono, come emerso dalle interviste a Stefano Gilmozzi di Birra di Fiemme e ad Andrea Rocca del Birrificio 1816 di Livigno, pubblicate in passato su queste pagine.

Libri italiani sul turismo birrario

Per gli amanti del viaggio fai da te, vale la pena segnalare la collana Turismo Birrario. Nelle quattro guide che la compongono, il territorio italiano viene diviso in altrettante macro aree (Nord-OvestNord-EstSud e Isole e Centro) e per ognuna di esse vengono presentate delle zone con suggerimenti turistici a tutto tondo: monumenti, siti archeologici e bellezze paesaggistiche, nonché specialità gastronomiche e ovviamente birrifici che sono definiti dall’autore Luca Grandi come “veri e propri presidi territoriali”

Di recentissima pubblicazione è il libro 13 Brauereien Weg: il cammino dei 13 birrifici, una guida escursionistica che propone un itinerario di due giorni e 35 chilometri attraverso la Franconia, ossia una delle regioni del mondo con la più alta concentrazione di birrifici.

I progetti stranieri di turismo birrario

Dando uno sguardo fuori dall’Italia, nei paesi con una cultura brassicola più antica le proposte sono sicuramente maggiori e più strutturate. In Germania il sito la Strada della birra della Franconia (Fränkische Bierstraße) fornisce sia informazioni legate al mondo della birra che più prettamente turistiche per l’intera regione, oppure il sito La strada della birra e dei castelli (Bier- und Burgenstraße) offre informazioni turistiche che permettono di organizzare viaggi alla scoperta della storia, della birra e della cultura bavarese.

In Belgio, altro paese in cui è presente una forte cultura birraria, Visit Flanders propone un itinerario di sei giorni alla scoperta della birra belga nelle Fiandre. Relativamente al Regno Unito, sul sito Visit London è presente un elenco dei birrifici visitabili, mentre su Visit Czechia si possono trovare informazioni sui birrifici divisi per regione. In termini di connubio birra e turismo merita una menzione particolare la visita alla Guinness Storehouse a Dublino, che è l’attrazione turistica più popolare d’Irlanda con oltre 1,7 milioni di visitatori annuali.

In Europa sono poi attive alcune agenzie di viaggio specializzate in tour a tema birrario, come beetrips.com, innercircletours.com e boonbeer.com (che ha offerte anche in Italia).

I dati globali del turismo birrario e dell’enoturismo

Ma quindi esiste un mercato per il turismo birrario? Vale la pena investire in questo segmento? I dati di Grand View Research sul Beer Tourism Market (2025 – 2030) sono promettenti, seppure il report sia molto focalizzato sulla realtà degli Stati Uniti. Dal documento emerge che per il mercato europeo del turismo della birra si prevede un tasso di crescita annuo composto del 12,4% dal 2024 al 2030, trainato dal crescente interesse dei consumatori per le birre artigianali e le esperienze di produzione uniche.

Un’altra chiave per provare a dare una risposta è valutare quanto sta accadendo nel mondo del vino, che per noi italiani è un punto di riferimento e che ha fatto del enoturismo un suo fiore all’occhiello. L’enoturismo mondiale è oggi in crescita, vale 46,5 miliardi di dollari ed è l’Europa a farla da padrone con il 51% del mercato, trainata da Francia, Italia e Spagna. E’ previsto un trend positivo, con una crescita stimata del 12,9% annuo, e considerando che il settore sta vivendo un momento negativo con il valore più basso dal 1961, è facile intuire l’importanza di questo settore per le aziende vinicole. L’enoturismo contribuisce fino al 30% dei profitti per circa metà delle aziende (incluse quelle che offrono servizi di alloggio e ristorazione), mentre un terzo supera il 30% e quasi una su cinque ottiene oltre il 60% del proprio profitto da questa attività.

Con i suoi “soli” trent’anni di vita, il settore italiano della birra artigianale è relativamente giovane e non può essere paragonato per storia e struttura a quello del vino. Tuttavia i dati presentati offrono un interessante spunto di riflessione, soprattutto in questi anni di flessione delle vendite, di insicurezza e di stagnazione del mercato, in cui i birrifici studiano nuove strategie per aumentare i propri ricavi anche in settori non propriamente “core”.

Come sviluppare il turismo birrario?

Quali sono quindi i suggerimenti da rivolgere agli addetti ai lavori interessati al turismo birrario? Ho trovato interessante l’analisi fatta in una tesi di scuola alberghiera del 2012 a firma Zoltán Bujdosó e intitolata Beer tourism – from theory to practice (qui in pdf), nella quale vengono spiegate le ragioni del turismo birrario, analizzate le varie tipologie di viaggio e le “attrazioni”.

Più di recente, durante il Vinitaly del 2024, Consorzio Birra Italiana ha presentato i risultati di un’indagine promossa in collaborazione con Coldiretti, dalla quale è emerso che quasi un viaggiatore su cinque ha visitato un birrificio o ha partecipato a un evento legato alla birra nel corso dell’anno. L’attività preferita è l’abbinamento col cibo, con il 65% degli intervistati che considera fondamentale l’accostamento tra la birra prodotta all’interno dell’azienda e i piatti del luogo.

Quindi ben vengano i festival della birra e gli eventi birrari come Birrifici Aperti o Luppoleti aperti. Tuttavia, al fine della creazione di un circuito virtuoso, sarebbe opportuno posizionare queste iniziative all’interno di una comunicazione più ampia, che parli a tutto il territorio e lo coinvolga a trecentosessanta gradi, così da poter arrivare alla formazione di percorsi attivi durante l’intero anno e non solo in occasione di una manifestazione specifica. Le ripercussioni positive sarebbero non solo per i birrifici, ma anche per tutto il comparto legato al turismo.

Le novità legislative in termini di turismo birrario

Ed è in questa direzione che sembrano voler spingere gli emendamenti presenti nel DDL Coltiva Italia, che verranno discussi nei prossimi giorni e che puntano al potenziamento del turismo brassicolo. Uno dei passaggi chiave compara – come già accennato – la promozione territoriale promossa dall’enoturismo con le potenzialità del mondo brassicolo, partendo dall’istituzione delle “strade della birra” che permetterebbero ai birrifici di accedere a semplificazioni fiscali e amministrative per le attività legate al turismo.

Sarebbe quindi possibile organizzare degustazioni di birra, magari unite a prodotti del territorio, senza dover prevedere cambio di destinazione d’uso degli spazi e rendendo molto più semplice l’accoglienza turistica non solo per i birrifici, ma anche per tutti gli attori coinvolti lungo la filiera (produttori di orzo, coltivatori di luppolo, ecc.).

Siamo curiosi di vedere se e come queste norme fortemente volute  da Unionbirrai porteranno alla crescita e allo sviluppo di nuove attività di promozione e speriamo davvero che, parafrasando le parole di Vittorio Ferraris con cui avevamo aperto l’articolo, i birrifici artigianali possano essere visti non solo come luoghi di produzione, ma anche come presìdi culturali e mete da visitare, parte integrante di itinerari turistici capaci di valorizzare le eccellenze locali.

Fabio Marrale
Fabio Marrale
Già appassionato di birra, incontra casualmente la bici per potersi muovere liberamente tra i festival senza rischi per la patente, raddoppiando così le sue passioni. Continua ad allenare le gambe con viaggi alla scoperta di birre e birrifici e contemporaneamente perfeziona gusto e olfatto fino al completamento del corso di secondo livello di Unionbirrai.

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