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Come cambierà il mercato della birra nel 2026? Scenari e previsioni

Qualcuno si aspetta davvero grandi cambiamenti nel corso del 2026? Dal punto di vista della birra artigianale, l’anno appena cominciato promette di seguire lo stesso andamento degli ultimi dodici mesi: tante difficoltà, alcuni spunti positivi e un senso generale di incertezza, al quale ormai ci stiamo abituando. Poiché la precarietà personale e imprenditoriale spesso dipende da dinamiche globali, gli eventi internazionali di questo inizio 2026 non lasciano presagire alcun miglioramento all’orizzonte. Anche i prossimi mesi potrebbero quindi caratterizzarsi per approcci conservativi, investimenti limitati e poca innovazione. Ma anche da qualche opportunità che i birrifici italiani dovranno essere pronti a cogliere.

Le citate difficoltà – che vanno considerate come tali in confronto al periodo di vacche grasse che ha contraddistinto il segmento artigianale per diversi anni – presumibilmente saranno una costante anche nei prossimi mesi e spingeranno alcuni birrifici e locali a chiudere i battenti. In molti casi si tratterà di progetti di respiro limitato e con aspirazioni assai modeste, oppure arrivati fisiologicamente alla fine del loro viaggio per l’età anagrafica dei proprietari. Saranno le vittime di quella selezione naturale prevista da tempo nell’ambiente e che a tutti è sempre sembrata inevitabile. Beh, ora ci siamo dentro.

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Le aziende più strutturate faticheranno di più per ottenere gli stessi risultati di prima (se non qualcosa in meno), quelle più giovani e illuminate invece potrebbero addirittura non sentire gli effetti del momento storico, come già accaduto nel 2025. Insomma, l’anno appena cominciato si preannuncia pieno di sfide e sarà necessario rimboccarsi le maniche ancora una volta. Difficilmente l’andamento potrà essere molto diverso da quello attuale, anche perché il settore non sembra capace di reagire ai suoi limiti strutturali. O quantomeno fino a oggi non c’è stato nessun passo avanti concreto in tal senso.

Rispetto all’anno appena concluso, per fortuna, il 2026 si è aperto senza il terrorismo psicologico che accompagnò l’ultima revisione del codice della strada. Le abitudini di consumo degli italiani tuttavia sembrano cambiate per sempre – anche e soprattutto per l’aumento dei prezzi – favorendo un diverso approccio alle bevande alcoliche. Questo inedito rapporto è ancora più evidente tra i giovani, acuendo le difficoltà della birra artigianale a rivolgersi a questo segmento di popolazione. Sarebbe interessante capire dov’è la causa e dove l’effetto, perché la bassa gradazione alcolica della birra in teoria le garantirebbe un vantaggio rispetto a vino, miscelati e distillati. Quindi l’impressione è che il settore si stia abbandonando a un certo fatalismo quando invece dovrebbe analizzare i propri limiti.

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Limiti che peraltro stanno emergendo nel sistema enogastronomico generale. In particolare nel settore della ristorazione appare sempre più difficile fare impresa e i vecchi modelli di business sembrano ormai insostenibili. Un settore che, a nostro avviso, è sempre più vittima di situazioni che gonfiano artatamente alcuni filoni, destinati poi ad aumentare di prezzo sulla spinta della moda e dell’hype. La situazione probabilmente sta sfuggendo di mano, tra migliaia di pizzaioli rockstar, michelangioli del panettone, profeti della ristorazione post-moderna, artisti del ricarico del vino (meglio se naturale) ed ex manager di multinazionali che “hanno lasciato tutto per aprire un bistrot con cucina bucolica nel paese del bisnonno”.

Sia chiaro, in passato anche la birra artigianale ha in parte goduto di questo approccio. Ma erano tempi diversi e la comunicazione non era ancora così esasperata come oggi. Una comunicazione che, con soluzioni narrative ormai omologate e aride, sostiene realtà che sembrano circondate da molto fumo e poco arrosto. Ammettiamo che esistano davvero i geni della pizza: dovrebbero essere delle eccezioni, pochissimi visionari che hanno saputo innovare una professione rimasta identica per secoli. Possibile che ora tutte le pizze siano “gourmet”? E possibile che questo basti a far impennare il loro prezzo? Attenzione, il discorso non riguarda solo la pizza, ma tanti altri aspetti dei moderni locali italiani, che siano ristoranti, trattorie di nuova concezione o osterie “contemporanee”.

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L’impressione di chi scrive è che si stia alimentando una bolla destinata a scoppiare – e forse sta succedendo proprio ora. Difficile dire se ciò accadrà nel 2026, ma il fenomeno probabilmente si accompagnerà a un desiderio di ritorno all’informalità, al quotidiano, alla normalità come antitesi dell’eccezione. Perché probabilmente i consumatori si stancheranno di uscire di casa per vivere ogni volta un'”esperienza irripetibile”, raramente all’altezza del prezzo sborsato. Ed è inutile sottolineare che la birra artigianale, soprattutto nell’identità che sta assumendo negli ultimi anni, potrebbe essere uno dei prodotti che guideranno questa reazione verso la semplicità. Semmai ciò dovesse accadere, è però fondamentale che i birrifici italiani si facciano trovare pronti.

Il 2026 sarà un anno complesso, ma per fortuna ad aspettarci lì sul bancone ci sarà sempre un buon bicchiere di birra. I consumi probabilmente mostreranno un ulteriore rallentamento, le low-alcohol continueranno a crescere e diversi birrifici raggiungeranno obiettivi importanti, mentre altri chiuderanno. Sarà un altro anno di montagne russe, ma soprattutto sarà il trentennale della birra artigianale in Italia. Celebreremo questo traguardo a tempo debito, così come faranno diversi protagonisti del settore. Speriamo che la ricorrenza sia di buon auspicio per i mesi che ci aspettano!

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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