Come forse saprete, il 2026 è un anno molto importante per la birra artigianale italiana. Si festeggia infatti il trentesimo anniversario di molti importanti birrifici, nonché del settore in generale. In questi mesi dunque non mancheranno gli eventi a tema e uno dei primi in calendario si è tenuto negli scorsi giorni, quando il Birrificio Italiano ha voluto organizzare un evento celebrativo per festeggiare con amici e giornalisti. Abbiamo avuto la fortuna di essere tra gli invitati, vivendo una due giorni indimenticabile per tanti motivi. Piuttosto che scrivere un resoconto di quanto successo – attività tediosa e inutilmente celebrativa – abbiamo pensato di riassumere i primi 30 anni del Birrificio Italiano raccontando cinque (anzi sei) momenti della sua storia che ne hanno segnato per sempre l’evoluzione.
1 – Il viaggio di Agostino in Canada nel 1985
Uno dei momenti più importanti nella storia del Birrificio Italiano avvenne molto prima della sua nascita. A ben vedere l’interesse di Agostino per la birrificazione cominciò addirittura alle elementari, quando con un amico olandese produceva “birra” lasciando a macerare in una tazzina luppolo selvatico. Quell’imprinting ebbe ulteriori sviluppi negli anni seguenti: l’approccio con le prime birrerie di inizio anni ’80, gli esperimenti di homebrewing ai tempi dell’università durante gli studi di Agraria, l’incontro con il mastro birraio Gianni Pasa e i viaggi tra Europa e Nord America. Fu proprio un viaggio un Canada a riservare ad Agostino l’epifania che avrebbe cambiato la sua vita: la visita al brewpub Granville Island Brewery lo convinse ad aprire un locale simile in Italia. L’innesto alla Inception era ormai partito e quella folle idea sarebbe diventata la scintilla per la nascita del Birrificio Italiano.
2 – L’esperienza nei birrifici industriali
Qualche anno prima dell’apertura del Birrificio Italiano, Agostino ebbe l’occasione di confrontarsi direttamente con il mondo della produzione industriale. Nel marzo del 1993 si laureò in Agraria con una tesi sperimentale svolta presso la Carlsberg di Induno Olona, mentre l’anno successivo lavorò alla Von Wunster di Comun Nuovo, occupandosi del controllo qualità del confezionamento e partecipando ai panel interni di degustazione. Furono esperienze decisive, perché gli permisero di conoscere a fondo i meccanismi della produzione su larga scala e, allo stesso tempo, di maturare una convinzione che sarebbe rimasta centrale anche negli anni successivi: produrre meno birra, ma più fresca e con una forte identità, invece di inseguire i numeri e la lunga conservazione. Nel 1994 venne costituita la società e nell’aprile del 1996 aprì finalmente il Birrificio Italiano a Lurago Marinone. Tra le prime due birre proposte c’era anche la Tipopils. Il mito era appena cominciato.
3 – L’ideazione del Pils Pride
Nel 2006 la Tipopils era già diventata una birra piuttosto iconica nel panorama brassicolo nazionale, nonché punto di riferimento per tanti futuri birrai che si stavano formando proprio al Birrificio Italiano. Fu in quell’anno che Agostino decise di organizzare la prima edizione del Pils Pride, festival basato su un concetto semplice, ma assolutamente pionieristico per l’epoca: focalizzare l’intera manifestazione sulle Pils artigianali, cercando di restituire dignità a uno stile birrario totalmente mortificato dal mercato di massa. All’epoca sembrava impossibile trovare un numero congruo di buone Pils per giustificare un festival a tema, eppure già dalla prima edizione fu possibile assaggiare tanti prodotti interessanti. Quell’iniziativa, oltre a consolidare l’immagine della Tipopils, dimostrò che la birra artigianale aveva raggiunto una massa critica che l’avrebbe portata a diventare un vero fenomeno culturale negli anni successivi.
4 – L’espansione del 2012
Nel 2012 il Birrificio Italiano compì un passaggio fondamentale, spostando la produzione da Lurago Marinone a un capannone situato nel vicino comune di Limido Comasco. Gli spazi più ampi permisero di ampliare la produzione e garantirono maggiore libertà ad Agostino, che poté dare sfogo alla sua creatività con nuove produzioni, come la Nigredo, l’Asteroid 56013 e il gruppo di birre acide, Italian Grape Ale e spumantizzate che poi sarebbero confluite nella linea Klanbarrique. Il locale di Lurago Marinone restò tuttavia operativo ed è ancora oggi il luogo di riferimento del Birrificio Italiano insieme alla birreria aperta a Milano nel 2017 nei pressi della Stazione Centrale.
5 – L’organizzazione del Pils&Love
L’ideazione di un evento spesso rende visibili tendenze striscianti, a cui si offre improvvisamente un’occasione per emergere con forza. Successe nel 2006 con il Pils Pride e successe di nuovo nel 2017 con l’organizzazione del Pils&Love, declinazione dello stesso format ma in territorio statunitense. La prima edizione si tenne a Portland (quella del Maine) grazie alla partnership con il birrificio Oxbow, poi si spostò in California con il supporto di Firestone Walker e infine due volte nello stato di New York insieme a De Cicco’s e Threes. Fu da questa iniziativa che si sviluppò l’amore dei birrai americani per la Tipopils, al punto che in poco tempo cominciarono a spuntare diverse birre che omaggiavano la flagship beer del Birrificio Italiano, spesso realizzate proprio in collaborazione con Agostino. Era cominciato il fenomeno che avrebbe portato alla definizione di Italian Pilsner e alla definitiva consacrazione internazionale della Tipopils e del suo creatore.
Bonus – Il trentesimo anniversario
E arriviamo ai giorni nostri, con la stretta attualità. Il Birrificio Italiano festeggerà ufficialmente il suo trentennale con due eventi distinti: il primo si terrà da venerdì 5 a domenica 7 giugno a Lomazzo (CO), il secondo sabato 12 e domenica 13 settembre ai Piani di Artavaggio (LC), presso Rifugio Nicola. Intanto però ha voluto celebrare questo anno speciale con un’iniziativa per la stampa e per pochi intimi, tra una grigliata in birrificio, un pranzo con abbinamenti, un convegno sul passato e il futuro del settore e due cotte collaborative – una con i pionieri Beba, Baladin, Lambrate e l’ex birraio della Centrale di Cremona (ora chiuso), un’altra con gli stranieri Firestone Walker, Brasserie de la Senne, Schönramer, Bad Seed e Verdant. L’atmosfera che si è respirata durante la due giorni organizzata dal Birrificio Italiano è stata speciale, al di là di ogni retorica. Si è respirata amicizia, fratellanza e condivisione.
Il modo migliore di chiudere è farlo con le parole di Agostino, che ripercorre così questi primi 30 anni di Birrificio Italiano:
Nemmeno nel migliore dei miei sogni di ragazzo accadeva tutto questo. Quanti luppoli, quante birre, viaggi e soprattutto quante persone incontrate. Gente meravigliosa, entusiasta e orgogliosa della propria appartenenza perché sì, la birra come la nostra è un credo, una filosofia e non solo un prodotto! Il nostro “marketing” è non vergognarci mai di raccontare i nostri sogni e il nostro sconfinato amore per quello che facciamo. Non solo, è anche la soddisfazione di avere aperto una strada che oggi è un grande movimento birrario con una forte identità italiana, e ancora oggi non avere perso la fantasia di creare e la voglia di sognare.











