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Quando il mito scricchiola: il difficile momento del Great British Beer Festival

La scorsa estate ho avuto il piacere di concedermi un breve ma intenso soggiorno in Inghilterra, più precisamente nella zona delle West Midlands (sud-ovest dell’Inghilterra) visitando le città di Bristol e di Birmingham. L’occasione è nata dalla volontà di ripetere l’esperienza da volontario al Great British Beer Festival, sette anni dopo l’ultima volta. L’edizione 2025 del grande festival britannico, infatti, si è svolta per la prima volta a Birmingham, precisamente presso il National Exhibition Centre (NEC), dal 5 al 9 agosto. Si è trattato di un cambiamento significativo, poiché l’evento si era tenuto a Londra sin dal 1991. Una decisione figlia delle grandi trasformazioni che stanno investendo il settore birrario del Regno Unito e delle difficoltà che sta affrontando il CAMRA, la storica associazione che organizza la manifestazione.

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La scelta di trasferire il festival a Birmingham è stata motivata dalla necessità di trovare una sede più spaziosa e accessibile: il NEC, situato a Marston Green, in effetti offre ampie strutture in grado di ospitare un gran numero di visitatori e di stand. Al di là delle dichiarazioni di facciata, tuttavia, è stato chiaro il tentativo di trovare una soluzione economicamente più sostenibile a causa dell’incremento dei prezzi delle location per eventi nella capitale. Non a caso l’edizione dello scorso anno era stata annullata per l’impossibilità di trovare una sede valida e disponibile in tempi ragionevoli. Una vicenda che aveva reso ancora più tormentata la storia recente del GBBF, cancellato anche nel 2020 e nel 2021 a causa della pandemia.

Personalmente svolsi il lavoro di volontario nelle edizioni 2017 e 2018 del festival, quando il GBBF si svolgeva nel sito di Olympia di Londra. All’epoca avevo particolarmente apprezzato sia l’esperienza che l’atmosfera, grazie a un meccanismo ormai ampiamente rodato e ben organizzato: centinaia di birre, in prevalenza britanniche ma anche europee, una selezione di rare produzioni americane “on cask” e poi sidri, perry, cocktail, sessioni di degustazione guidate, giochi tradizionali da pub, musica dal vivo e stand gastronomici.

Rispetto a quegli anni, i segnali di “downgrade” mi sono apparsi subito evidenti. Gli effetti della Brexit e l’aumento generale dei costi del settore hanno depauperato l’offerta in maniera non indifferente. Se i bar dedicati alle tradizionali Real Ale e alle craft britanniche hanno mantenuto un’elevata ricchezza in termini di offerta, lo stesso non si può dire del resto. Io ho lavorato due giorni nel bar dei birrifici del Nord Europa: c’era una buona selezione di birre tedesche, qualche ceca e poi polacche, rumene, finlandesi e baltiche. Nelle mie precedenti esperienze, tuttavia, la scelta era stata molto più vasta.

Stesso discorso per il bar dedicato alle birre belghe e olandesi, che negli anni passati contava anche una buona selezione di produzioni italiane, quest’anno limitate ai soli prodotti del birrificio Baladin. Scomparso anche l’International Bar che offriva birre in bottiglia da praticamente tutto il mondo. Il bar delle birre in cask americane ha presentato una selezione ampia e valida, ma con prezzi veramente fuori portata. La location è sì grandissima, ma anche molto lontana dal centro (sebbene ben collegata in treno), e questo ha ridotto l’arrivo di visitatori che non fossero appassionati particolarmente motivati.

Purtroppo per gli organizzatori l’affluenza è stata molto deludente – lo si è visto a colpo d’occhio nelle giornate di venerdì e sabato, sulla carta quelle che dovevano essere più affollate. E infatti, la manifestazione non ha raggiunto gli obiettivi finanziari sperati, portando alla decisione di cancellare l’edizione del 2026 (e chissà magari anche quelle successive) e mettendo in luce la crisi del modello CAMRA, già palesatasi con gli annullamenti degli anni scorsi.

Il bilancio finale, quindi, non può che lasciare un senso di amarezza. Il Great British Beer Festival resta un pezzo fondamentale della cultura birraria europea, ma l’edizione 2025 ha mostrato con chiarezza le difficoltà di un format che fatica a reggere il passo con i cambiamenti del mercato e della società. Forse il problema non è solo la sede o la gestione economica, ma una formula che necessita di essere ripensata per continuare a parlare alle nuove generazioni di appassionati. Da volontario e da visitatore, mi auguro che il GBBF riesca a ritrovare la sua centralità, perché un patrimonio così importante non merita di scivolare lentamente nell’irrilevanza.

Niccolo' Querci
Niccolo' Querci
Bergamasco di nascita. Vive a Bruxelles dal 2011 dove si occupa di fondi europei. Ha ottenuto la qualifica di Beer Sommelier presso la Beer Academy di Londra, ha scritto una guida birraria su Bruxelles ed è membro della British Guild of Beer Writers. Ama girovagare per il Belgio e per l'Europa per scoprire nuovi birrifici e nuove birre. Ha una predilezione per le Saison e una venerazione per la birra trappista Orval.

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