L’inizio dell’anno porta con sé un’ondata di nuove uscite che raccontano bene lo stato di salute e la varietà espressiva della scena brassicola italiana. Tra interpretazioni moderne degli stili più amati, recuperi filologici della tradizione, sperimentazioni legate al territorio e collaborazioni dal forte carattere identitario, i birrifici continuano a muoversi con personalità e visione. In questo articolo facciamo un giro tra le novità più recenti, attraversando approcci produttivi molto diversi ma accomunati da una chiara attenzione alla bevibilità, alla materia prima e alla coerenza progettuale.
LZO
La linea Drop Out Mid del birrificio LZO (sito web) si è recentemente arricchita con due creazioni inedite. La prima, annunciata solo qualche ora fa, si chiama Mono Haze (6%) e ostenta una bella illustrazione minimalista che ricorda il Giappone. Ti aspetteresti una birra aromatizzata con qualche ingrediente esotico, invece è “semplicemente” una New England IPA brassata con luppoli Sabro e Riwaka e caratterizzata da un profilo esplosivo di cocco, lime e frutta tropicale. Risale invece a qualche settimana prima l’uscita della Tangerine Rush (5,5%), una Sour IPA realizzata con l’aggiunta di mandarino. È una birra scorrevole e rinfrescante, molto profumata, con una percentuale di avena e frumento a integrazione del malto d’orzo.
Alder
Sul finire di gennaio il birrificio Alder (sito web) ha svelato i dettagli della sua ultima novità, battezzata Rosel (5%) e appartenente alla serie di birre italiane nate per celebrare i dieci anni del progetto Eraclea di Uberti e Weyermann. Per esaltare le peculiarità del malto, il birraio Marco Valeriani ha deciso di brassare una Bavarian Helles secondo i dettami dello stile tedesco: malto Pils (Eraclea), ammostamento tramite decozione, luppolatura delicata con varietà Spalter Select e fermentazione a opera di un lievito Lager tradizionale bavarese. Il risultato è una birra chiara, limpida, con un amaro moderato e una bella secchezza, in cui le eleganti note di miele sono bilanciate dal contributo floreale ed erbaceo dei luppoli.
Ca’ del Brado
Il birrificio Ca’ del Brado (sito web) ha cominciato il 2026 con una marea di novità. Partiamo dalla linea The Wildest Can, che negli ultimi giorni ha festeggiato l’arrivo della Sip Sip Citra & Mosaic (4,5%) e della Sip Sip Nelson & Motueka (4,5%). Sono entrambe birre fruttate, succose, con componenti funky e una leggera acidità derivanti dalla fermentazione mista con lieviti e batteri autoctoni della cantina del birrificio. Il grist è composto da malti Pale e Pils, nonché da un frumento non maltato locale della filiera Grani Alti. A distinguerle c’è naturalmente la luppolatura, ottenuta con le varietà indicate nel nome.
Bisogna poi segnalare due nuove creazioni della linea Intrecci, ossia Wild IGA – cioè Italian Grape Ale con fermentazione spontanea – prodotte con l’impiego di vinacce. La Intrecci Alia (7,4%) utilizza uve Alionza, la Intrecci Nerea (7,4%) uve Negrettino: in entrambi i casi le vinacce provengono dall’azienda agricola biodinamica Caccianemici. Da notare che Alionza e Negrettino sono due antichi vitigni della zona, che legano indissolubilmente le produzioni di Ca’ del Brado al proprio territorio. Infine citiamo l’uscita della sesta edizione del Blend Ambasciatori (6,4%), una Farmhouse Ale che sarà disponibile in fusto esclusivamente nei locali aderenti al “programma ambasciatori” del birrificio.
Wild Raccoon
L’ultima nata in casa Wild Raccoon (sito web) si chiama True Tricks (8%) ed è una Double IPA che fonde l’approccio moderno allo stile con un’impostazione old school oriented. La base maltata è ovviamente molto solida (17,5 °P), ma non particolarmente pesante grazie all’aggiunta di una percentuale di frumento, atta ad alleggerire la bevuta. La secchezza finale – vera pietra angolare dello stile – è garantita dall’impiego di un tocco di destrosio, che ripulisce il sorso lasciando emergere il luppolo in tutta la sua potenza aromatica: Chinook in bollitura, Citra (formato Dynaboost) in whirpool, entrambi in dry hopping con il supporto del Simcoe. La componente “nostalgica” della birra è garantita da un pizzico di malto Crystal, che restituisce una nota leggera di biscotto. Della fermentazione, infine, è responsabile un ceppo di lievito Chico, apprezzato per il suo profilo pulito e neutro.
War + Exuvia
Le Breakfast Stout sono un sottostile di Stout molto particolare, che in genere associano il classico profilo di caffè a ingredienti “da colazione”. Ma cosa succede quando questa tipologia viene declinata secondo le consuetudini regionali? Succede, ad esempio, che nasce la Bauscia Go Home (4%), una Breakfast Mild nata dalla partnership tra il birrificio meneghino War (sito web) e il genovese Exuvia (sito web). La ricetta è stata modellata allora sulle suggestioni della colazione ligure, prevedendo non solo l’impiego di caffè e lattosio – e fin qui nulla di particolarmente strano – ma anche quello di focaccia, nello specifico quella del panificio Tossini di Recco (GE). Il caffè, invece, proviene dalla torrefazione Orso Nero.
Shire Brewing
Chiudiamo con l’ultima creazione di Shire Brewing (sito web), battezzata J.Cook (6,3%). È definita Tasmanian IPA perché luppolata con due luppoli dell’area del Pacifico: Galaxy e Vic Secret, entrambi di origine australiana. Sono loro ovviamente i protagonisti della scena, grazie a un base maltata semplice (malto Pale Golden Promise, oltre a destrosio) e a un lievito ad alta fermentazione decisamente neutro. Il risultato è una birra dal naso intenso e profumato (frutta tropicale, agrumi), fresca, con un finale piacevolmente amaro. Il nome è chiaramente un omaggio al grande esploratore britannico, ufficiale della Royal Navy e grande avventuriero. Da segnalare che da poco Shire Brewing ha ottenuto lo status di birrificio a tutti gli effetti, avendo acquisito il 50% delle quote del birrificio Biren.












