Marzo si chiude e aprile si apre con una manciata di birre inedite che restituiscono bene il momento che sta attraversando la birra artigianale italiana: birrifici in fase di rilancio, collaborazioni internazionali, e una tendenza — quella delle birre nitro — che dopo l’exploit del 2025 non accenna a esaurirsi. Tra nuove linee barricate, etichette nate in partnership con festival culturali e interpretazioni personali di stili classici, le novità di queste settimane coprono un arco stilistico ampio, tra Stout affinate in legno e Witbier primaverili, passando per Pale Ale e Scotch Ale più (o meno) tradizionali. Segno che, anche in un periodo di assestamento per il settore, la voglia di sperimentare e di raccontarsi resta intatta.
Wild Raccoon
Senza alcun preavviso a fine marzo il birrificio Wild Raccoon (sito web) ha annunciato la sua nuova linea di birre barricate. Si chiama semplicemente Barrel Aged Project e al momento consta di tre diverse Imperial Stout: Fragile Truths (11,5%) è affinata in botti di Ribolla Gialla, con l’aggiunta di scorze d’arancia e vaniglia; Fading Echoes (11,5%) è maturata in botti di Heaven Hill Kentucky Bourbon; Violent Delights (11,5%), infine, è affinata in botti di Ramandolo, vino passito friulano. Da notare le novità estetiche rispetto allo standard di Wild Raccoon: uno stile grafico nuovo e l’uso – inedito se non andiamo errati – della bottiglia da 33 cl al posto della lattina.
Ma le novità di Wild Raccoon non si fermano qui. A inizio mese è stata annunciata la Moltitudini (4,8%), la birra ufficiale del Far East Film Festival, in programma a Udine tra aprile e maggio. È un Japanese Dry Lager brassata con una percentuale di riso e aromatizzata con l’aggiunta di yuzu, ossia il famoso mandarino dell’Estremo Oriente. Qualche giorno dopo, inoltre, Wild Raccoon ha anche svelato la secondogenita della linea Hops Unchained: si tratta della Citra (6,5%), che punta a esaltare le caratteristiche dell’omonimo luppolo, utilizzato sia in forma criogenica che come DynaBoost in whirpool.
Bandiga + Nebula
Il fenomeno delle birre nitro, esploso lo scorso anno in Italia, sembra continuare anche nel 2026. Trovando peraltro applicazioni diverse dalle normali Stout, come dimostra l’ultima creazione del birrificio Bandiga (sito web), realizzata in collaborazione con il marchio Nebula (sito web). La birra si chiama semplicemente Best Bitter (4,6%) e interpreta in maniera moderna l’omonimo stile inglese, aggiungendo il carattere del luppolo Cascade al classico contributo dei malti (caramello e nocciola). Il tutto armonizzato dall’effetto nitro conferito dal carboazoto, percepibile in una sensazione tattile morbida e felpata, accompagnata da una bollicina piuttosto fine. Se vi interessa l’argomento, ricordiamo che il 20 aprile terremo un webinar a tema con l’assaggio di due birre nitro con widget in lattina.
Mukkeller
A conferma di quanto affermato precedentemente, negli ultimi giorni è arrivata anche la notizia della nuova birra del marchigiano Mukkeller (sito web), appartenente alla linea Nitro Club Pub pensata appositamente per i locali. Si chiama Quanta Morte (5,5%) ed è una Pale Ale – quindi anche in questo caso il carboazoto utilizzato per qualcosa di diverso da una Stout – luppolata con solo Styrian Golding. Di colore dorato brillante, si contraddistingue per note di panificato e miele chiaro che fanno da contraltare al tocco resinoso del luppolo, responsabile dell’elegante amaro finale. Anche in questo caso l’effetto nitro si rivela tanto alla vista, grazie a una schiuma compatta e setosa, quanto al tatto, con un corpo morbido e vellutato.
Yblon
Se seguite regolarmente i nostri aggiornamenti, saprete che il birrificio Yblon (pagina Facebook) sta attraversando una fase di profondo rinnovamento, che ha coinciso con l’ideazione del nuovo logo e della nuova identità visiva, nonché con l’organizzazione della gamma produttiva. Quest’ultima si è recentemente arricchita con la nascita della Celtika (8%), considerata la prima vera tappa del rilancio del marchio siciliano. È una Scotch Ale con “note di malti profondi e caramello scuro”, accompagnate da sfumature tostate. Una birra dal gusto di altri tempi, che peraltro è certificata come gluten free.
Edit
Se in passato siete stati a Copenaghen, probabilmente avrete visitato la Città Libera di Christiania, un quartiere hippie eccentrico e parzialmente autogovernato, che soprattutto in passato ha rappresentato un esperimento sociale molto interessante. Tra le tante attività ancora operanti a Christiania c’è anche un birrificio, Christiania Bryghus (sito web), con cui recentemente l’italiano Edit (sito web) ha prodotto una birra collaborativa. Battezzata Christoncello (4,5%), è prodotta sul modello delle Witbier belghe e prevede due ingredienti speciali: le scorze di limone e i semi di canapa tostati. La loro interazione rimanda all’aroma del limoncello, per cui il motivo del nome è presto spiegato.
Evoqe
La primavera è evidentemente la stagione delle Blanche, tanto che anche il birrificio Evoqe (sito web) ha guardato a questa tipologia – detta Witbier in fiammingo – per la sua ultima creazione. Si chiama Bot Parade (4,8%) ed è una birra vivace e fresca, che segue abbastanza fedelmente lo stile di riferimento: l’aromatizzazione è infatti ottenuta con l’impiego di coriandolo e scorza di arancia amara, ma anche con l’utilizzo di pomelo candito, che aggiunge un twist agrumato molto personale. Una bevuta estiva, fuori dall’ordinario e perfetta per il caldo ormai alle porte.











