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La birra per gli italiani: SWG svela quali sono i marchi più amati e molto altro

Nell’ultimo documento di analisi pubblicato da SWG, il noto istituto di ricerca triestino che dal 1997 monitora la società italiana attraverso un Osservatorio continuativo sull’opinione pubblica italiana, nell’ambito della rilevazione settimanale del periodo compreso tra il 10 e il 16 ottobre compare una ricerca, invero molto interessante, dal titolo “Birra e territori: una bevanda che esprime la cultura di una comunità” (documento scaricabile da questo link). In quattro pagine di puntuali analisi statistiche e di sondaggi viene chiarito come la birra rappresenti molto più di una semplice bevanda alcolica, caratterizzandosi  come un prodotto di crescente consumo, tipicamente associato allo svago spensierato e all’artigianalità, e che vanta nel sentito popolare un’aura di storia e tradizione.  Secondo la ricerca attraverso la birra si interpretano diverse identità culturali. Le fasce di pubblico che la gradiscono sono tra loro molto differenti e con eterogenee competenze in materia, ma sono i giovani con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni il pubblico dominante. I dati ci dicono che un italiano su tre si ritiene “appassionato” o “esperto”. Mentre il 50% si identifica come “consumatore” che beve volentieri il prodotto senza essere particolarmente informato.

Lo studio spiega anche come la birra sia una bevanda particolarmente adatta alle occasioni informali, espressione di tradizione e simbolo di artigianalità. Al pubblico intervistato è stato chiesto di “pensare alla birra, all’immagine che viene in mente, e a quali aggettivi utilizzerebbe per descriverla”: il 63% ha risposto “informale”, il 56% – a pari merito – ha pensato ai termini “tradizione” e “artigianale” (questo aggettivo è molto significativo perché evidenzia una crescente sensibilità del pubblico verso il settore craft italiano), il 49% ha pensato al termine “festa”, il 47% la percepisce come “ecologica” (aspetto interessante, che sottolinea una crescente attenzione del settore brassicolo all’impatto ambientale e all’innovazione sostenibile, come raccontato in questo articolo del 2021), mentre un 39% ritiene che la birra sia “salutare”. Questo ultimo dato è particolarmente degno di nota, perché evidenzia una percezione diffusa tra la popolazione – sostanzialmente inesatta – riguardo la possibile salubrità della birra. 

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Diversi studi certificano che la birra – quando contiene alcol – ha effetti nocivi sulla salute; a tal proposito il Ministero della Salute attraverso il suo sito istituzionale spiega che “bere elevate quantità di alcolici può aumentare il rischio di sviluppare diversi tumori, può causare danni al fegato, al cervello e ad altri organi (cuore, sistema immunitario, pancreas)”. La IARC – International Agency for Research on Cancer – classifica, infatti, l’alcool nel gruppo 1, ovvero come sicuramente cancerogeno per l’uomo.

Questo fatto viene però spesso controbilanciato nell’opinione pubblica – in parte da studi specifici, ma più frequentemente da operazioni di marketing più o meno spontanee – attraverso la promozione degli effetti positivi che la birra può avere sulla salute umana. In essa sono spesso contenuti diversi utili nutrienti, sali, vitamine, amminoacidi ed altri oligoelementi come il silicio, con proprietà paragonabili a quelle di certi integratori tipici del settore della nutraceutica o di alcuni farmaci naturali. Tutto questo, seppur vero, non cancella i rischi per la salute alcol-correlati, e neanche quello della dipendenza e dai pericoli conseguenti dallo stato di ebbrezza. Per la birra che contiene alcol, dunque, dal punto di vista del consenso sociale, prevale l’aspetto ricreativo e il consiglio di farne un consumo moderato e responsabile.

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Tornando all’oggetto dello studio promosso dall’Osservatorio SWG, vediamo che l’analisi condotta prende in esame anche i fattori che spingono il pubblico italiano, tedesco e inglese a consumare birra. Per quanto riguarda il 54% degli italiani intervistati la birra è “un modo per stare insieme” e il 36% di questi la vivono come “una bevanda per i momenti di festa”. Il 36% dei tedeschi considerano la birra “un elemento identitario”, il 32% di questi la individuano, invece, come “un’eccellenza simbolo della nazione”. Mentre per il 30% degli inglesi la birra è “uno strumento per ubriacarsi” e il 24% del campione selezionato preso in esame la valuta come “un’occasione per stare insieme”. 

Parlando della consapevolezza dell’importanza che questo settore riveste per l’economia italiana quasi la metà degli intervistati (47%) riconosce che “l’Italia è un grande produttore di birra” e “l’industria” ad essa connessa “contribuisce a creare ricchezza e benessere nel nostro Paese”; il 46% degli italiani, invece, ritiene che la birra sia “espressione di culture e tradizioni locali e regionali”. Per il 38% del campione “in Italia ci sono importanti coltivazioni di luppolo”. Convinzione interessante quest’ultima, probabilmente corroborata dal marketing di certi produttori industriali che valorizzano il luppolo come elemento protagonista della birra (come fa il Birrificio Angelo Poretti), ma che nella realtà vede sparsi su tutto il territorio italiano non più di 60 ettari di colture attive, tra coltivazioni professionali e amatoriali, a fronte di un fabbisogno per la produzione birra italiana stimato di circa 300 ettari (dato certificato da uno studio DAGRI – UNIFI che ho trattato come argomento qui).

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Infine, sul podio della birre riconosciute per la loro “italianità” svettano tre marchi famosi: col 48% è medaglia d’oro Birra Moretti (che da poco ha celebrato la sua “italianità” con un comunicato che potete leggere seguendo questo link), argento a Peroni con il 46% (che recentemente ha rielaborato la propria ‘brand identity’ proprio per marcare la sua origine geografica, come raccontato in questo articolo), Ichnusa al terzo posto con il 44%. Seguono Nastro Azzurro (35%), Messina (23%), Poretti (19%), Menabrea (15%), Castello (6%). Per questa rilevazione finale agli intervistati è stato chiesto “quale marchio di birra esprime meglio i valori di una birra tipicamente italiana” (con 3 risposte possibili, un metodo statistico che consolida il risultato finale).

Davide Cappannari
Davide Cappannari
Classe ‘76, nella vita si occupa di comunicazione nel senso più ampio del termine. Nasce professionalmente come IT manager e web specialist, negli ultimi anni si è specializzato nel settore dell’informazione diventando giornalista pubblicista e social media manager. È inoltre il fondatore e curatore del blog specialistico “La Toscana della Birra”.

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