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Un birrificio su una nave da crociera? Implicazioni e sviluppi di un fenomeno in crescita

Fino a non molto tempo fa, per un appassionato di birra artigianale salire su una nave da crociera significava accettare un compromesso: ampia scelta di etichette industriali, spesso internazionali, ma ben poco spazio per prodotti più interessanti. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. E non si tratta semplicemente di una migliore selezione alla spina o in bottiglia: sempre più navi da crociera producono birra direttamente a bordo. Non è un’esagerazione parlare di una piccola rivoluzione. Alcune compagnie hanno infatti scelto di installare veri e propri microbirrifici operativi, trasformando la produzione brassicola in parte integrante dell’esperienza di viaggio. Una scelta che risponde sia a esigenze di intrattenimento sia a una domanda crescente di qualità, ma che comporta anche una serie di sfide tecniche tutt’altro che banali.

Le difficoltà di produrre birra in mare aperto

Brassare su una nave non è come farlo a terra e impone di considerare variabili che in un birrificio tradizionale semplicemente non esistono. Anche se le grandi navi da crociera sono molto stabili, il rollio e il beccheggio incidono sulla gestione dei liquidi, soprattutto durante fasi delicate come la bollitura, rendendo necessari impianti progettati ad hoc, con caldaie dalla geometria specifica e sistemi di stabilizzazione.

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A questo si aggiunge il tema dello spazio, che a bordo è limitato e costringe a lavorare con impianti di piccola scala e una logistica estremamente efficiente, sia per lo stoccaggio delle materie prime, da proteggere dall’umidità, sia per la gestione degli scarti secondo normative ambientali stringenti. Discorso valido ancora di più per l’acqua, poiché stoccarne migliaia di litri dolci sarebbe un suicidio logistico. La soluzione però è a portata di mano: le navi con birrifici al loro interno utilizzano spesso l’acqua marina, opportunamente depurata e dissalata con sistemi a osmosi inversa.

Un’azienda tedesca di impianti è leader del segmento

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Per tutti questi motivi le compagnie navali internazionali – in particolare tedesche e statunitensi –  che hanno investito in impianti di bordo, spesso si rivolgono a particolari fornitori di impianti, specializzati nella progettazione di sistemi compatti e modulari. Tra queste spicca la tedesca Joh. Albrecht Brautechnik (sito web), che negli anni si è affermata come uno dei principali produttori per questo tipo di applicazioni. I loro impianti, progettati appositamente per l’ambiente navale, sono pensati per ottimizzare gli spazi e garantire sicurezza operativa anche in condizioni non ideali. Non a caso, spesso vengono installati in aree visibili al pubblico: la produzione diventa così parte dello spettacolo, con sale cottura a vista e layout studiati per coinvolgere i passeggeri.

Un business da non sottovalutare: il caso Somec

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L’ultima notizia riguardante la costruzione di birrifici all’interno delle navi da crociera risale a poco più di un mese fa, quando il gruppo veneto Somec si è aggiudicato una commessa da 53 milioni di euro per due navi da crociera tedesche. L’aspetto interessante è che la controllata Oxin si occuperà di realizzare, chiavi in mano, cucine, catering e bar, nonché due linee per la produzione di birra a bordo.

Come spiegato dall’azienda e riportato su Il Sole 24 Ore, il birrificio sarà completamente a vista, grazie a un’ampia vetrata che consentirà ai passeggeri di assistere a tutte le fasi produttive, dalla macinatura del malto alla fermentazione, dal confezionamento alla spillatura. Le dimensioni saranno di tutto rispetto, con una sala cotte da 8,5 ettolitri e una decina di fermentatori da 17 ettolitri ciascuno. I punti di spillatura saranno distribuiti su tutta la nave, con un sistema semi-centralizzato.

Il progetto di MSC con Baladin

Nell’ottobre del 2022, invece, riportammo la notizia dell’accordo tra MSC Crociere e il birrificio Baladin. La partnership prevedeva la presenza di un vero e proprio microbirrificio installato negli spazi della MSC World Europa, l’ammiraglia della casa. L’accordo ha portato inoltre alla creazione di tre birre ad hoc, sviluppate legando le ricette al particolare contesto in cui sono realizzate: una Pils, una Bitter e una Wheat Ale, tutte brassate a bordo impiegando acqua di mare desalinizzata.

Il progetto ha avuto un seguito lo scorso anno, quando ad aprile è stata annunciato il secondo Ocean Craft Brewery, questa volta realizzato a bordo della MSC World America. Diverse le ricette previste per la seconda nave, prevedibilmente più spostate sulle tipologie statunitensi: troviamo infatti American Pils, New England IPA e American Pale Ale. Anche in questo caso sono disponibili alla spina al pub Master of the Sea, presente all’interno dell’imbarcazione.

Gli esempi internazionali: AIDA, Carnival e Adora

A livello internazionale il panorama dei birrifici di bordo è tutt’altro che uniforme e riflette scelte tecniche e culturali ben precise. Le navi della AIDA Cruises – azienda di origine tedesca, oggi parte del gruppo Costa Crociere – rappresentano il modello più strutturato: impianti firmati Joh. Albrecht con capacità tra i 5 e gli 8,5 ettolitri, sistemi d’acqua basati su osmosi inversa (o evaporazione nelle versioni più datate) e una forte identità “Brauhaus”, talvolta affiancata da partnership con realtà brassicole tedesche.

Sul fronte americano, Carnival adotta impianti più compatti (3–5 ettolitri), sempre basati su osmosi inversa, ma con un’impostazione più orientata alla varietà stilistica e alle collaborazioni, come quelle con Concrete Beach o Dogfish Head, fino a progetti più ibridi legati al mondo dell’intrattenimento. Infine emergono nuovi attori come Adora Cruises, che puntano su impianti di taglia medio-alta (8,5 ettolitri) e collaborazioni locali. In tutti i casi, il birrificio non è più un semplice accessorio, ma un elemento progettato in funzione del pubblico e del posizionamento della nave.

Una tendenza destinata a crescere?

Il birrificio in nave rappresenta oggi un punto di incontro tra intrattenimento, marketing e cultura brassicola. Non sostituirà certo il ruolo dei birrifici tradizionali, ma si inserisce in un contesto in cui la birra continua a cercare nuovi spazi e nuovi pubblici. Al netto di qualche inevitabile compromesso, la qualità raggiunta è generalmente buona, e in alcuni casi sorprendente. Più che una curiosità, si tratta di un’evoluzione coerente con il percorso della birra artigianale negli ultimi anni: uscire dai luoghi canonici e contaminare altri ambiti. E chissà che, tra una tappa e l’altra, non capiti di imbattersi in una pinta prodotta a bordo capace di lasciare il segno. Anche in mezzo al mare.

Andrea Turco
Andrea Turco
Fondatore e curatore di Cronache di Birra, è giudice in concorsi nazionali e internazionali, docente e consulente di settore. È organizzatore della Italy Beer Week, fondatore della piattaforma Formazione Birra e tra i creatori del festival Fermentazioni. Nel tempo libero beve.

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